Solidarietà e sistema. Come si batte la crisi (il vangelo secondo Mauro… :-) :-) :-) ).

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Sembrerà ancora strano a qualcuno (soprattutto ai miei concittadini siciliani che di solidarietà e consociativismo o spirito di cooperazione sono sempre stati carenti, privilegiando la filosofia del “prima io, solo io, cchi mmi ni futti di l’autri”…), ma la verità è che da soli non si va più da nessuna parte.
L’entità piccolo imprenditore, piccola attività, quando non relativa a pochi settori specifici ove “piccolo” fa tendenza (vedi le delicatessen nell’ambito agro-alimentare), sono destinati a morire.
Dal piccolo agricoltore, al piccolo artigiano, sono già tutti preda di quel morbo letale dovuto allo “sbarcare il lunario” che li porta a scelte a brevissimo termine e di strettissimo respiro senza alcuna possibilità di programmazione.
Non è certo il “mercato del contadino” rionale, organizzato dal politichetto di turno che permette di svoltare al piccolo imprenditore agricolo: vendere i suoi prodotti, singolarmente, a km zero (come fa tanta scena usare dire oggigiorno…), non cambia le sue sorti, sebbene gli permetta di guadagnare qualche centone in più dal rapporto diretto con il consumatore finale.
Sono iniziative che non spostano nulla ai fini economici del sistema.
Ma portano solo dei bei consensi a beneficio di chi se ne è autoeletto fautore (dicesi “clientelismo elettorale”…).
Quando i tuoi concorrenti sono le multinazionali europee (e non solo) ed i grossi agglomerati cooperazionali, come pensi di emergere realmente?
Uno dei problemi di quest’isola (ma non solo) è che nessuno ha mai davvero fatto nulla per incentivare un sistema di “solidarietà industriale e di sistema”: il politico (almeno i nostri “isolani”) non ha alcuno interesse a scardinare quell’isolazionismo ed individualismo tipico del siciliano medio, perché più piccolo sei e meglio posso gestirti/controllarti/assoggettarti. Perché vale sempre e comunque il vecchio “dividi et impera!”.
E lo stesso vale per chi gestisce il sistema di potere “parallelo” di cosa nostra.
Se sei grande non sei preda di nessuno ma sei cacciatore… Non sei più controllabile da chi vuole assoggettarti con la forza…

Mi piacerebbe che una volta nella storia di quest’isola si potesse pensare in grande.
Cooperative che riuniscano tutti gli agricoltori e stocchino il prodotto per confrontarsi con politiche di prezzo autorevoli dei grossi centri di acquisto italiani ed internazionali, trattando da pari con chi finora ha strozzato l’economia agricola della regione.
Ogni aderente avrebbe il beneficio di non dover più preoccuparsi di come piazzare il prodotto ma dovrebbe soltanto conferirlo alla cooperativa che si occuperebbe della commercializzazione, riconoscendo al singolo aderente il ricavo in funzione della vendita effettuata e della quantità di merce conferita.
È chiaro che alla testa della cooperativa non deve andare il politico di turno ma dei managers seri.
Una realtà del genere attingerebbe a larghe mani alla popolazione dei neo-laureati in discipline economiche e giuridiche (e non solo), creando opportunità reali di lavoro con ricadute positive sul territorio.
Un politico, prima di catapultarsi nell’agone elettorale, dovrebbe avere chiaro qual è davvero il progetto che faccia bene alla sua terra, ma spesso si assiste a proclami senza alcun fondamento organizzativo/progettuale.
Se non sai dove andare e difficile che tu sappia come arrivare.
Diviene più facile agire per “mancette” (come il “mercato del contadino”) piuttosto che avere le competenze per un progetto serio a più lungo termine.
Anche perché il lungo termine ha il rischio implicito di vedere “tagliare il nastro” dell’avvio dei lavori a un politico diverso da quello che ne abbia costruito concretamente le basi con dedizione e sacrificio, comportando che nessuno di questi illustri politici ragioni davvero per il bene del proprio popolo ma solo per il proprio interesse elettorale.
Oggi, avviare progetti di tale respiro è visto, da questi “scienziati” che ci governano, come un favore gratuito al politico che verrà dopo e quindi… perché farlo? Perché devo garantire un plauso a qualcun altro quando il progetto è mio?
Peccato che il progetto sarebbe di tutti e non solo di uno…
Questo è lo scenario politico, nonché il modo assurdo e irresponsabile di ragionare dei nostri governanti, a tutti i livelli. Tutto molto triste in effetti…
Questo modo è il motivo per il quale non si fanno grande opere in Italia e non si avviano progetti seri in Sicilia.
Con gravi conseguenze economiche/lavorative su tutto il sistema.

Un agricoltore viene strangolato dalle politiche di prezzo dei grossi gruppi industriali e dai centri d’acquisto, ma decide di assoggettarsi perché l’alternativa sarebbe non vendere e dover distruggere il prodotto: la cooperazione metterebbe fine a tutto ciò in quanto il nuovo player avrebbe pari autorevolezza e dimensioni dell’interlocutore.
Il prezzo sarebbe davvero frutto di trattativa e non di imposizione dell’uno sull’altro.
E questo vale anche per il pesce, come per le carni.

In tanti pensano che la svolta sia agire in proprio con qualche forma di e-commerce proprietario, fatto salvo, poi, accorgersi che “non è tutto oro quel che luce”.
In questo caso dovrebbe essere la politica a creare portali online ove ognuno possa conferire il proprio prodotto e averne un beneficio: proprio come nel mercato materiale…
Un tale sistema godrebbe di una creazione tecnologicamente più all’altezza (una Regione ha mezzi maggiori di colui che crea il proprio “singolo” e-commerce) e di una notevole autorevolezza (di cui, a priori, non gode il singolo).
Ciò sgraverebbe anche chi è distante dalle nuove tecnologie dal noto problema di dover assumere nuove competenze e comporterebbe che anche il contadino, o il pescatore vecchia maniera possa accedere al nuovo mercato virtuale.

E poi vogliamo proprio dirla tutta?
Se pensi di far correre un mulo come un cavallo il problema non è del mulo ma è il tuo!
Bisogna essere in grado di comprendere davvero qual è la vocazione di un territorio e non ingannare tutti dicendo che il turismo è la ricetta che va bene per tutti e per tutte le stagioni.
In nome di questo si è visto il proliferare di bed & breakfast nelle zone più assurde e improbabili della Sicilia, che fanno la fame e che finiscono per chiudere dove averci rimesso anche e patanche.
Come se l’unica iniziativa fosse davvero il turismo.
A parte che il turismo lo si fa con i servizi veri (che in molta parte della Sicilia non ci sono) e che funzionino e non solo con le strutture ricettive, ma questo è un altro tema…
Per come la penso io, ad esempio, una città come Catania non è una città a vocazione turistica.
Molti lo sanno ma nessuno lo vuole ammettere.
Si, ok, c’è il mare ma non sempre basta.
Il mare c’è (ed anche più bello) in altre parti della Sicilia, dove si può conciliare anche con il turismo culturale e architettonico.
Catania la visiti in un giorno (almeno per quello che è il classico itinerario del superficiale turista medio) e poi che fai? Il bagno alla Plaja? No, vai via! Magari in altre zone della Sicilia....
Catania è un hub comodo per la sua collocazione territoriale (l’aeroporto di Catania è il 6° d’Italia per traffico annuale) ma ciò non corrisponde ad una mole di turisti proporzionale... Passano da Catania (soprattutto per la collocazione logistica e l'aeroporto) e vanno altrove...
Se un tempo era detta “la Milano del Sud” ci sarà un motivo.
Non era detta il “Forte dei Marmi del Sud”…
Catania deve conquistare quello che la vedrebbe primeggiare nel mediterraneo: centro attrattivo per turismo congressuale e d’affari e snodo fondamentale per i traffici marittimi e aeroportuali.
L’incentivazione da creare dovrebbe comportare attrattiva per le aziende italiane, europee ed anche extra-europee ai fini dell’impianto di proprie sedi nell’isola.
Con attente politiche fiscali ad-hoc, che creino incentivi, ma anche vincoli al fine di creare occupazione con risorse attinte dal territorio.
Come si fa tutto ciò? Con progetti veri a medio e lungo termine.

Solo così si batte la crisi… Perché è impensabile credere che la si risolva dall’oggi al domani.
E invece stiamo qui a discutere ancora sulle ex-Province e sui forestali…
Se ci fosse progettualità vera ci sarebbe anche dove collocare nuove leve ed esuberi.

Modalità per agire? Ne avrei da dire ma non è questa la sede per scendere in dettagli…

 

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