Siamo troppi?

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È proprio vero che l’offerta di venditori che il mercato italiano propone e continua a proporre negli anni, è troppo nutrita?
Per rispondere a questa domanda dovremmo analizzare il contesto in maniera attenta.
Molte volte ci si candida come venditore per penuria di offerte di lavoro alternative ed allora, in molti casi ci si inventa tale.
E questa non è un buona cosa per il settore.
Se è vero che il venditore dovrebbe e potrebbe nascere in azienda, attraverso la previsione di una formazione interna adeguata, è pur vero che le stesse aziende preferiscono trovarsi di fronte ad un “prodotto semi-lavorato” e non completamente “vergine” (ed è comprensibile se non addirittura auspicabile il fatto che si abbia sempre un minimo di “infarinatura…”).
La speranza di collocarsi al lavoro, in qualunque modo, ha comportato che, da sempre, inventarsi venditori abbia generato sul mercato la percezione di colui il quale, essendo disoccupato, abbia legato la sua narrazione al raccontare di essere venditore… in attesa di collocazione!
Purtroppo questo ha avuto la non imprevedibile conseguenza che molto del settore abbia patito dell’adagio “siccome non sto a fa’ un cavolo allora dico che sono un venditore”.
Ciò continua a non fare bene alla categoria, la quale è fatta di tanti professionisti, che sanno di esserlo, ma che le aziende assimilano a coloro i quali si inventano tali.

Se vuoi davvero provare a cimentarti in questa professione, consiglio di cominciare a percorrere le strade dell’auto-apprendimento (prima di candidarsi senza arte né parte).
E in questo la rete aiuta.
Certo, non sarà mai alla stessa stregua e valore dell’assistere ad un corso “in aula”, con un docente fisico a disposizione (a cui porre domande e dubbi…), ma anche l’ “online” è utile allo scopo!

Anch'io, qualche tempo fa ebbi la pensata di rendere disponibile, online e gratuitamente, un corso che desse qualche rudimento in materia.

Lo trovate QUI   (il menu di navigazione di quest’area lo trovate sulla destra della pagina).

Ma, a prescindere dal mio corso, il messaggio è volto a significare che come tutte le professioni, nulla è figlio dell’improvvisazione. Bisogna studiare e prepararsi adeguatamente.
Senza preparazione non si fa altro che agevolare al ribasso le proposte delle mandanti, anche verso chi è professionista serio, in quanto la categoria viene globalmente svalutata al ribasso!

A questo punto chi volesse inventarsi capirebbe meglio (studiando) se questa è una professione che incontra le proprie preferenze o meno, generando una selezione a monte…
L’altra la faranno le aziende e i numeri prodotti.

Purtroppo oggi accade che quando un venditore professionista si candida per un mandato e prova a trattare le regole di ingaggio, egli viva quella perenne “spada di Damocle” per la quale sembra chiarissimo che, dall'altra parte, ci sia qualcuno che è convinto di poter comunque trovare un’alternativa a quel professionista, vanificandone la trattativa medesima.
Per la serie: “se non sei tu è un altro, quindi perché devo pormi il problema di valutare le tue condizioni per lavorare insieme?”.
Peccato che un professionista vero è difficile da trovare e le rese non sono certamente paragonabili all'improvvisato di turno!
Con l’ulteriore conseguenza che, quasi sempre, l’improvvisato rende poco o nulla, va via o viene mandato via molto presto e si debba ricominciare nuovamente a rifare selezione, con aggravio e danno per il tempo, le energie e il denaro dell’azienda mandante. Ma non tutte hanno chiare il concetto…

È ovvio che i professionisti veri sono pochi.
Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: non siamo troppi, siamo male assortiti!
È un cesto in cui ci sta di tutto, ma le perle vere sono poche. Il resto è confusione!
Se gli artefici di questa confusione provvedessero a razionalizzare la propria narrazione da venditore, si verificherebbero tre scenari distinti e complementari:

  1. Ci sarà chi scoprirà che quello è il lavoro che vuole davvero fare e non solo perché non ha alternative immediate (e farebbe di tutto per automigliorarsi, corsi compresi);
  2. Molti altri capirebbero, invece, che non ha nemmeno senso provarci, perché perderebbero tempo, evitando di illudersi di aver trovato collocazione, seppur temporanea; libererebbero il mercato da “false candidature”;
  3. Chi è davvero professionista non verrebbe “mercificato” al ribasso ma “pesato” per il suo valore curriculare e tenuto in più alta considerazione, stante che tanti professionisti veri su piazza non ce ne siano (soprattutto tra le giovani leve, ahime!).

Ma tu con cosa vuoi viaggiare?
Con una Fiat Panda o con un bel Mercedes?

Allora valuta bene quando recluti agenti.

È come quando vai dai cinesi a comprare le scarpe: lo sai già che dureranno poco e dovrai ricomprarle.
Se ti fai il conto di quante ne comprerai - nell'arco di un tempo predefinito - e proverai a sommare la spesa globale sostenuta, ti accorgerai che avrai speso più di un paio di scarpe buone, comprate in un dignitoso negozio italiano e con l’aggravante dello stress di dover ritornare a comprarle a brevi intervalli periodici.
Se hai la scarpa giusta dura di più e stai più comodo!
Oltre al fatto che ci fai più strada…
Chiaro il concetto?!?

Mauro

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