Se vogliamo crescere dovremmo pensare differente…

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Questo non è un Paese per poveri e per bimbi.
Quando si pensa alle vacanze è quasi automatico collegarle allo status quo delle persone.
Se sei povero e pensi di fare una vacanza, anche presso il paesello a qualche chilometro da casa, passi per quello che davvero povero non è ma se la racconta per convenienza.
Come a dire che se pensi alla vacanza vuol dire che puoi permettertelo e che, in fondo allora, non sei così messo male.
Perché sennò non penseresti alla vacanza ma a ben altre esigenze!
Come se aspirare ad una vacanza, intesa come un modo per variare la noia e la tristezza delle routinarie giornate del resto dell’anno, ad inseguir problemi, fosse di per sé qualcosa di proibito a chi è povero davvero.
Non è banale esagerazione ma il sentimento comune che respira chi non può permettersi granché e che comunque cerca di dare a sé stesso e alla propria famiglia un attimo di svago.
Magari non è detto esplicitamente ma inoculato nell'aria...
Cattiveria? Poca attenzione alle condizioni dell’altro?
Di tutto un po’…
Sta di fatto che “chi è sazio non riesce a credere a chi è digiuno” e si pensa sempre che la voglia di evasione debba essere appannaggio solo di chi è “messo bene” a differenza di chi non lo è.
La pochezza dei nostri tempi ha generato un egoismo e un’alienazione tali che sembra quasi che l’essere umano povero debba essere necessariamente diverso dall’essere umano ricco, come fossero di due razze genetiche diverse.
Chi lavora e non riesce ad arrivare a fine mese non dovrebbe pensare alle vacanze ma solo a pagare le bollette!
Sia mai che pensi alle vacanze!
L’80% della popolazione mondiale soffre o ha sofferto di depressione e la colpa è del restante 20% che la pensa così…
Il razzismo non è solo di razze ma anche di limitazione di usi.
Quando si pensa di avere più diritto dell’altro di meritarsi una gratificazione, sol perché si è più ricchi, anche quello è razzismo.
L’oggi non è più confrontabile ai giorni di un tempo passato, in cui la vita era scandita da ben altri ritmi e da diverse esigenze.
Quello che un tempo era lusso è divenuto necessità.
Pensate ai telefonini, all’automobile, all’acqua corrente, ai frigoriferi, … Sembra di parlare della preistoria ed invece si tratta di qualche decennio fa.
Allora anche il lavoro era inteso in maniera diversa, così come l’esigenza di vacanza.
Ma questo non è un Paese per poveri visto che nessuno se li fila e si cerca sempre di più di allestire luoghi per il turismo “alto spendente”.
Il povero è colui che non ha diritto ad avere uno svago perché è povero.
Anche a livello di solidarietà sociale/statale non esiste grande considerazione se non qualche proclama elettorale, delegando a poche entità terze (private) l’attenzione verso il povero.
Il povero teoricamente vota anche lui ma in pratica è così sfiduciato e stanco di tutto che probabilmente non vota più…
E questo lo sa bene chi ha interesse a saperlo e quindi il povero rimane solo quel bel proclama elettorale.
Bisognerebbe garantire al povero anche una settimana di vacanza “sociale” a spese dello Stato perché non è diverso da altri essere umani che “stanno messi bene”.
Anche lui ha diritto di “staccare la spina” dalla grama vita che conduce.
Quando pensi al povero, oggi, pensi a sfamarlo ma mai al fatto che anche altro è necessario per farlo vivere dignitosamente in una società cosiddetta "civile" e soprattutto "avanzata".
Certo, sarebbe bello se, nel frattempo, riuscissimo ad eliminare la povertà...

Ma questo non è neanche un Paese per bimbi.
Poi ci lamentiamo che le nascite diminuiscono e siamo un Paese di vecchi…
Ma quale promozione si fa per incentivare la famiglia? Nessuna.
Il messaggio che velatamente passa è che la famiglia è solo pensieri, responsabilità, problemi, costi e poche soddisfazioni.
Crediamo davvero che l’unico motivo per cui oggi si costituiscano poche famiglie sia solo l’aspetto economico/lavorativo?
A mio avviso non è così.
Avere famiglia, oggi, equivale, per il mondo in cui viviamo, a “costruirsi una gabbia” e te lo fanno capire in tutti i modi con messaggi basati sul sesso facile dei single e su agi, vizi, svaghi di chi accoppiato non è.
La pubblicità non fa altro che enfatizzare la figura del figo o della figa di turno come oggetto del desiderio e mai come marito o moglie devoti, con quell’orgoglio e la voglia di essere famiglia, con il privilegio di essere genitori. Che è la cosa più bella del mondo…
Nascono i locali “no bimbi” un po’ in tutto il mondo: da quelli ricettivi ai ristoranti.
E poi ancora ci chiediamo perché facciamo pochi figli.
Costano, certo, ma anche prima costavano in funzione proporzionale ai tempi, ma prima si facevano lo stesso…
Ma in fondo il problema non è solo di costi ma anche di impegno e responsabilità che questa società ci dice che non conviene più assumere…
Oggi se vuoi frequentare luoghi a dimensione di bimbo devi “accontentarti” di quello che trovi perché i luoghi più “in” sono quasi tutti solo per single e costano un botto...
Parlare di amore di coppia o di amore per l’altro è ormai fuori moda da un pezzo e quasi imbarazza.
Una cosa è parlare di “storie di coppia” una cosa è parlare di famiglia.
Siamo destinati all’estinzione e non saranno gli extracomunitari ad invertirne la tendenza.

Mauro

 

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