Se fossimo loro.

Mi ero ripromesso di non scrivere commenti o opinioni su canzoni, musica, cinema o attori, ma in questo caso l’eccezione è dovuta, perché lo prendo a spunto per altro.
Lo fanno in tanti l’esercizio di scrivere su Sanremo e assolutamente molto, ma molto, più titolati di quanto posso esserlo io, con una competenza specifica che non è nelle mie corde, ma proprio da “uomo della strada” ho colto delle cose che volevo esprimere con umiltà e semplicità.
Ho seguito il Festival di Sanremo 2018 e ho avuto modo di ritrovare emozioni che non credevo di poter provare attraverso una manifestazione del genere.
Sarà l’età che avanza, sarà che con la maturità dei 50 ci si ferma di più ad osservare, ascoltare ed analizzare ciò che quando sei più giovane giudichi meno importante o addirittura di poco peso, ma tant’è…
È quasi normale che in un’Italia in cui il problema più sentito e strumentalmente più trattato, anche ai fini elettorali (ahime!), è quello dell’immigrazione, questo sarebbe stato anche il tema trainante di una manifestazione come quella di Sanremo.
C’è un motivo per cui vincono Meta-Moro e c’è un motivo per cui ho reputato Pierfrancesco Favino il nuovo De Niro…
Se Meta-Moro parlano dell’orgoglio di resistere, in qualche modo ci permettono indirettamente di capire che non è la paura verso “il diverso” che serve a vincere la battaglia con i nostri demoni.
Ma non è solo la bravura di due cantanti che meritavano la vittoria avuta o la capacità superlativa di Favino di interpretare un testo drammatico con un pathos da brividi, ma sotto c’è anche altro.
Non siamo mai stati un popolo di razzisti, anche se siamo stati il Paese delle leggi razziali, ma questa è un’altra storia…
A Sanremo mi è capitato di ragionare. E sembra strano se pensi che è un festival “canzonettaro” e non certamente una rubrica di approfondimento.
Eppure mi ha lasciato qualcosa che va oltre alle canzoni.
E non solo a me ma anche a tanti italiani…
Ho scoperto con piacere un’Italia bella, quella dei buoni sentimenti e delle buone intenzioni.
Sono rimasto praticamente impietrito dal monologo di Favino in cui interpretava un extracomunitario bistrattato e senza patria, ma sono rimasto colpito anche dal duetto canoro tra Mannoia e Baglioni dove trovava esaltazione la frase “Mio fratello”.
Così come la canzone di Mirkoeilcane “Stiamo tutti bene”, che conoscevo già da “Sarà Sanremo”, mi ha messo nuovamente i brividi…

Sarà che troppo spesso la politica del piffero che viviamo ci porta a diventare cattivi, ma dovremmo trovare anche il tempo di ragionare con la nostra testa.
Se fossimo al loro posto?
Eppure ci siamo stati e abbiamo subìto quello che mai avremmo voluto augurare a nessuno.
Allora non sarebbe il caso di cercare le differenze?
È nella natura umana cercare di migliorare la propria condizione di vita e tutti cerchiamo di farlo.
È da biasimare chi in patria rischia la vita, quando cerca una terra da cui ripartire?
È da condannare colui il quale chiede solidarietà umana perché non ha nulla?
Non è che ci stiamo lasciando intortare dal business che gira intorno a tutto questo?
Abbiamo mai analizzato il fatto che ci guadagna ha tutto l’interesse che siano sempre di più quelli che entrano, a prescindere se buoni o cattivi?
Quanti sono complici di questo problema?
È un po’ come dire che coloro i quali vengono pagati sulla quantità di extracomunitari ospitati abbiano necessità di “fare numero” e poco importa con chi.
Certo, è giusto che ci dia fastidio e ci crei indignazione quando qualcuno, che sentiamo come ospite, tradisca la nostra fiducia macchiandosi di crimini, a volte efferati, che non vorremmo mai sentire, ma gli italiani sono da meno? Abbiamo dimenticato i nostri casi di cronaca nera?
Allora impariamo a fare i “distinguo”.
Chi delinque va perseguito alla stessa maniera di come va fatto con i nostri connazionali che delinquono, ma chi ha bisogno va aiutato.
Agiamo meglio sulle differenze…
Siamo la patria di San Francesco, il santo degli ultimi, coloro che non avevano nulla ma hanno cambiato il modo di intendere “il diverso”. Non dovremmo dimenticarlo…
Non è detto che un giorno (speriamo mai…) non possa toccare a noi… Non capiti che anche noi si sia costretti a cercar fortuna altrove. È già capitato ed in fondo continua ad accadere.
Non piacerebbe a nessuno pensare che il proprio figlio che espatria per cercar lavoro possa essere maltrattato sol perché di un’altra nazione.

Non cadiamo nella trappola dei populismi e della propaganda facile… Facciamoci qualche domanda ogni tanto e non prendiamo sempre per oro colato quello che ci viene proposto…

Sanremo mi ha fatto riflettere e spero abbia fatto lo stesso effetto anche ad altri…
E forse mi ha anche fatto cambiare modo di vedere le cose.

Mi si è stretto il cuore quando ho pensato a quanti bimbi innocenti muoiono con la speranza di una nuova vita e trovano solo il mare ad attenderli per sempre… Eppure “Stiamo tutti bene”.

Grazie Baglioni, Favino, Mannoia, Mirkoeilcane e quanti altri hanno contribuito a generare un pensiero che non sia necessariamente quello che questa “m..da” di campagna elettorale vuole instillare per biechi obiettivi di poltrone.

Grazie Sanremo 2018.

Mauro