Reddito di cittadinanza e centri per l’impiego.

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Avete mai provato ad andare presso un centro per l’impiego? Io sì!
Ho voluto vedere “dal vivo” qual è la situazione reale che vige in questi uffici.
Essendo di Catania, mi sono recato in quello nella sede principale della mia città.
Regolarmente al centro cittadino, traffico e problemi di parcheggio (a pagamento) inclusi…
Eravamo tra Natale e Capodanno scorso.
Situazione riscontrata: file interminabili e disordinatissime e mugugni un po’ ovunque.
Scopro che, per chi deve iscriversi al collocamento, serve fare una fila “preliminare” per fissare l’appuntamento per l’iscrizione: cioè fai la fila per sapere quando devi fare la fila!
Tempo di attesa medio: un’ora e 45 minuti.
Ma tanto i disoccupati non hanno nulla da fare, quindi possono aspettare.
Il problema è che paghiamo qualcuno per produrre poco e male…
Arrivato al proprio turno viene rilasciato un “pizzino” con data e orario approssimativo nel quale recarsi nuovamente presso quegli uffici per espletare le pratiche d’iscrizione, ad appena... un mese e mezzo di distanza!
Data ed orario indicati vengono trascritti anche su un registro cartaceo (una serie di fogli tenuti insieme da una graffetta…) affinché l’ufficio ne abbia un elenco di riscontro.
Sembrava di essere tornati al 1950!
Alla mia domanda: “ma non avete un sistema di prenotazione appuntamenti online?” la risposta è stata secca e piccata (ben al di sotto della buona educazione, direi…): “se il programma ce lo fai lei lo possiamo fare!”.
La mia risposta è stata: “cara signora basterebbe un foglio di Google online che in automatico crei un foglio di excel per avere cronologia di chi si è iscritto: 20 minuti di lavoro (se uno sapesse accendere un PC… Badate bene: non usare, accendere!)… E comunque se me ne date facoltà sono ben lieto di farvelo io! Gratis!”. Risposta: "Parli con il Ministro!".
Insisto: “ma neanche a mezzo email si può prenotare l’appuntamento?”. La risposta è ancora più sconvolgente: “non abbiamo email!”.
Poco ci mancava che gli stessi a fare un pernacchio.
Tre dipendenti dietro un bancone per rilasciare "pizzini". Boh! Oltre a nessuna organizzazione logica e nessuna iniziativa...

Morale: non è che i centri per l’impiego vanno riformati.. Vanno chiusi!
Non servono proprio più, in quanto basterebbe un portale online che regolasse l’incontro tra domanda e offerta.
Le aziende registrerebbero le loro offerte in un’area apposita del portale e il candidato potrebbe ricercarle in funzione di vari parametri tra cui la territorialità, le competenze richieste, il titolo di studio, …
Se proprio volessimo pacificarci con i tempi e non immaginare un portale “desueto”, in stile anni 2000, potremmo anche fare in modo che il candidato possa conferire il proprio curriculum, a campi obbligati, in modo che il software che alimenta il portale possa “incrociare” direttamente i curricula con le offerte più congruenti e sottoporle in automatico, soddisfacendo così anche l’esigenza dettata dal “reddito di cittadinanza”.
E avremmo fatto qualcosa di più vicino al 2019…
Certamente bisognerebbe vincolare le aziende che offrono lavoro a conferire le loro offerte sul portale, pena sanzioni se si riscontrasse che assumono senza aver provveduto a tale adempimento.
Ma obbligare anche il candidato (beneficiario del reddito di cittadinanza) a conferire il proprio curriculum.

Onestamente non capisco cosa ci voglia a mettere in atto un sistema del genere…
E i dipendenti ormai inutili? Basterebbe spostarli in uffici più carenti di risorse come i tribunali e con buona pace della Ministra Bongiorno risolveremmo un atavico problema ancor prima di bandire nuovi concorsi.
Risparmieremmo anche un bel po’ di costi dovuti ai fitti passivi dei locali in cui hanno sede questi uffici...

Ma siamo la patria della burocrazia e “BurocraticLand” non si batte!
Certo è che, se stiamo messi così, i beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno aspettare un bel po’ prima di ottenere una proposta di lavoro.
Mah!

Mauro

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