Quelli che… Non ti aspettare complimenti!

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Ci sono capi, imprenditori, managers, clienti o soltanto mariti, mogli, amici, … che sanno essere prodighi quando si tratta di dire la loro su qualunque cosa, cercando peli e cavilli per criticare (a volte anche costruttivamente, per carità…) e cercare di incidere su quello che dici o che fai (la stragrande maggioranza delle volte, costoro lo fanno più per la voglia di incidere, in quanto tale, che per un motivo sostanziale vero... purtroppo...) ma che poi non sanno essere altrettanto generosi in termini di gratificazioni e complimenti, quando ne sia il caso.

Probabilmente anche per poca sicurezza in sé stessi, timidezza, ignoranza, poca intelligenza, imbarazzo, …
Ma se fai il capo di qualcosa o di qualcuno - ma anche se devi avere rapporti costanti con qualcuno con cui devi condividere interessi comuni – devi saper essere in grado di riconoscere meriti e competenze.
E non con il generico apprezzamento sul saper fare qualcosa, ma entrando nello specifico del riconoscimento delle singole azioni ben fatte.

Anche per le cose che possano sembrarti piccole o ininfluenti.
A volte sembra che cercare la critica a tutti i costi o vedere sempre quello che manca, anziché quello che c’è (un po’ come dire “il bicchiere mezzo vuoto”…), in queste persone , soddisfi il desiderio di egocentrismo a tutti i costi che assume caratteri estremamente opposti quando, in maniera altrettanto schietta bisogna riconoscere dei meriti.

Quello che non risulta chiaro a molti è che la gratificazione, non è solo gradita a chi la riceve ma, è estremamente utile anche a chi la fa.

In ambito lavorativo, soprattutto, ma non solo.
Gratificare non significa necessariamente enfatizzare oltremisura un merito, ma, banalmente, saper dire anche una semplice parola di apprezzamento.

Il “bravo” serve.

Genera o rigenera quell’entusiasmo nelle persone che condividono un percorso con te.
Conosco persone che sono addirittura talmente tanto distanti da questo modo di intendere i rapporti da preferire porre da subito degli strani paletti: “non ti aspettare complimenti!”.
È come dire: “qualunque cosa fai per me è dovuta”.
O come se il marito alla moglie dicesse: “non ti aspettare che ti dica che ti amo!”.
E che c@@zo di matrimonio è?!?
Anche nei rapporti tra persone o per lavoro è lo stesso.
Ci sono quelli ancora più perversi che se la cavano con “tanto lo sai che ti amo!”.
Come dire: “che te lo dico a fare?!?”.
Peccato che sentirselo dire serva e sia gradito, nonché doveroso.

Anche sul lavoro ci sono quelli che se ne escono con “ma lo sai che sei bravo, che ti devo dire?”.
Denota una pochezza che difficilmente è accostabile alle necessarie peculiarità di un capo, un imprenditore, un manager, …

E tutto questo vale anche per i rapporti tra imprenditori e clienti: anche i clienti dovrebbero saper gratificare, al momento giusto, quello che hanno ricevuto a seguito di una trattativa commerciale – aiuterebbe a farli vivere come “clienti graditi” con le conseguenze del caso - così come anche l’imprenditore dovrebbe saper gratificare il cliente, dimostrandogli quanto è orgoglioso di averlo con sé…
Anche questo ha conseguenze altamente positive.

Ogni tanto, ci vuole.

Diverso il caso, ancora peggiore, in cui non si riconoscono meriti e gratificazioni per propria pochezza personale: “non saprei fare quello che fai tu, come lo fai tu e quindi evito di riconoscertelo”; quasi ad ammettere una propria limitatezza o addirittura invidia, competizione, anche quando nella scala gerarchica dei rapporti il tuo ruolo non dovrebbe risentirne.

Saper gratificare, quando se ne prospetta l’eventualità, è un modo molto attento e direi anche molto “furbo” di gestire i rapporti.

Creare la giusta sintonia di una squadra, ad esempio, passa anche da questo.
Nessuno, in fondo, vuole un capo che sia capace solo di fare “cazziate”, dando per scontato tutto ciò che è ben fatto.
Risulterebbe un capo limitato e non poco sgradito. Un po’ “c@@aca@zo” per dirla in linguaggio parlato!
Può una squadra avere lunga vita con presupposti di questo genere?
Io dico di no.

Ciò non significa non essere legittimati alle critiche ma con una capacità paritaria di generare anche i giusti riconoscimenti.
L’espresso gradimento genera nel ricevente una scarica di endorfine che aiutano a continuare anche incarichi gravosi o non graditi e aumenta l’autostima nelle persone che, in fondo, tutte cercano l’approvazione da parte di chi li circonda, con evidenti benefici per il proseguimento del loro incarico e a vantaggio della squadra.

Ma la gratificazione morale deve essere sentita e non figlia di una recita: avrebbe un effetto deleterio e opposto allo scopo.
Per questo è importante comprendere il contesto in cui certe azioni meritevoli avvengono e saperle riconoscere.

In fondo, come per tutto, ci vuole cultura…
Non ci si immagina quante volte una semplice “pacca sulla spalla” possa contribuire a stemperare tensioni e incomprensioni…

E tu che imprenditore sei?

Mauro

 

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