Quattro cose che ci porteremo di questa crisi #coronavirus

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DUE COSE NEGATIVE SU CUI INTERVENIRE:

1. Assisto alla videoconferenza Facebook del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri da Palazzo Chigi e faccio fatica a seguirlo. Ma non per suo demerito, semplicemente per la qualità della connessione internet. Anzi, a dirla tutta, la connessione fa proprio pena.
Il video si interrompe spesso ed anche la connessione dei giornalisti, collegati in remoto, ha dei “buchi” da fare paura.
Ecco uno dei problemi emersi con questa crisi.
È possibile affrontare la sfida del mercato globale con una banda larga così?
Credo di no! Abbiamo capito che quegli investimenti, che sono sempre stati rimandati ed in qualche modo osteggiati, erano, invero, necessari.
La stessa cosa accade nelle varie trasmissioni televisive di approfondimento sul tema #coronavirus: ora che si rende necessario il distanziamento sociale, non ci sono più ospiti in studio ma collegati da remoto.
Ed è un delirio. Connessioni che saltano o che vanno “a scatti”, quando non passa l’audio oppure l’immagine è “pixellata”. Probabilmente in molti non comprendono come questo possa incidere sulla competizione globale, eppure è così.
Immaginate aziende che hanno sedi in varie zone del mondo e che debbano comunicare tra loro anche per azioni immediate e decisioni coordinate indifferibili.
Ma anche aziende diverse che debbano condividere azioni tra partner o clienti-fornitori.
Pensate ai servizi in cloud che un’azienda potrebbe utilizzare con risparmi notevoli sull’acquisto dei “vecchi” software che andrebbero installati in locale sui propri pc o sui propri server, quando attraverso il cloud-computing si riesce, non solo a non installare nulla e ad avere risparmi economici, ma anche e soprattutto ad ottenere una maggiore interconnessione lavorativa tra i vari attori in campo.
Ma se non hai la giusta velocità e la banda sufficiente, il cloud funziona male.
Anche, banalmente, l’invio di file di grosse dimensioni risulta rallentato in tutto ciò.
Non pensiamo soltanto alle nostre classiche email, le quali di rado ci vedono nella necessità di inviare grossi allegati, pensiamo piuttosto ad aziende che debbano scambiare progetti grafici di varia natura o, addirittura, con l’esigenza di lavorare in contemporanea sullo stesso file (magari di grosse dimensioni) a distanze remote.
Non è fantascienza, ma quello che già accade dappertutto. Nel mondo molti lo fanno con velocità e quantità di banda migliori delle nostre. Con benefici importanti sulla tempistica degli obiettivi da conseguire. Questo stato di cose comporta una penalizzazione per la competitività delle nostre, seppur eccellenti, realtà imprenditoriali.
Ma pensiamo anche ai benefici che una migliore connessione comporterebbe in ambiti come quello della telemedicina, della telediagnostica, della robotica con controllo remoto o dello sviluppo dei droni. Non necessita solo il 5G ma anche un wifi diffuso e di alta qualità.

2. Abbiamo capito che la sanità è importante: non spendo altre parole su questo, ma 37 miliardi di euro di tagli negli ultimi 10 anni si vedono. Molti ospedali chiusi per ridurre costi, assunzioni ridotte al minimo, strumentazioni all’osso. Da questo non si può non trarne insegnamento per il futuro. Ne va della nostra salute futura.

DUE COSE POSITIVE CHE CI PORTEREMO APPRESSO AD EPIDEMIA FINITA:

1. Smart working e telelezioni. Il vero grande cambiamento.
Sembrava che il nostro fosse il Paese più distante da una vera evoluzione in tal senso ed invece abbiamo “switchato” dalla sera alla mattina.
“Necessità obbliga legge” diceva un vecchio adagio.
Forse abbiamo smesso di pensare al lavoro come funzione di “ore giornaliere da contratto” ma, invece, come servizio reso al fine del risultato e degli obiettivi.
Sono certo che ne sentiremo parlare anche dopo e che il mondo del lavoro in Italia non sarà più lo stesso.
Siamo un popolo di malfidati per natura e molti datori credono che il controllo diretto del dipendente sia l’essenziale per la sua produttività.
Per la serie “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”.
Ma i tempi sono cambiati (finalmente direi!) .
Non sempre serve avere il dipendente in ufficio e “sott’occhio”, affinché quest’ultimo onori il compito affidatogli (ma gli incontri in "plenaria" dovranno sempre esistere).
Certo, non tutti i giorni possono essere "smart", ma non perché non sia teoricamente possibile (in certi lavori, però!), ma perché il lavoro è anche confronto “fisico”, caffè con i colleghi o la chiacchiera della pausa.
Smart working ad oltranza sarebbe alienante per tutti: datori e dipendenti.
Ma vuoi mettere che uno o due giorni alla settimana si possa avere la facoltà di lavorare così?
Potendo, magari, gestire meglio il proprio tempo e la propria famiglia?
Sempre che a qualcuno non venga in mente di ridimensionare le paghe se in smart working.
Che potrebbe anche essere accettabile, ove in certi comparti si accettasse l’idea (anche a livello giuridico-fiscale) di poter fare altro: per esempio aprire partita iva (quando lo si fa per lavori non in conflitto con il principale).
Lo stesso vale per la scuola. Forse sarebbe davvero ora di passare al digitale per quanto riguarda i testi di studio e cominciare a ragionare su una scuola diversa, più in linea con i tempi. Magari con telelezioni pomeridiane per fare i compiti a casa, insieme a docenti preposti allo scopo, anziché stressare i genitori che devono improvvisarsi insegnanti, loro malgrado. La mattina vai a scuola come sempre e il pomeriggio fai i compiti in “smart working”. E collocheresti i tanti insegnati a spasso, elevando anche la qualità dello studio. Un tempo pieno “misto”. Del resto pure sulla scuola bisogna tornare a reinvestire.

2. Tecnologia e sue applicazioni pratiche.
Abbiamo capito a cosa possono servire i droni, ma anche qualche app sugli smartphone.
Non sarà il tema della privacy a fermare tutto ciò. Il processo è avviato. Se cedere pezzi di privacy migliora la nostra vita e la nostra salute, che ben venga. Nessuno si strabilia se per attivare un contratto di rete internet devi dare tutti i tuoi dati o che il gestore sa perfettamente che device usi e quando (e pure cosa vedi). Perché dovremmo farne un problema se qualcuno saprà anche dove andiamo?
Lo vedo un problema artatamente creato. Come tutta la privacy, più o meno.

CONSIDERAZIONI FINALI
Ogni crisi porta in sé un’opportunità. Non l’ho detta io (ma un certo Einstein).
Ed è vero. Tutto quello di cui ho parlato in precedenza non sarebbe accaduto, o non in tempi così brevi, se non ci fosse capitato ciò che stiamo vivendo.
Ma abbiamo anche capito dell’altro: il mondo è ormai così interconnesso che un problema in una parte remota del globo interessa tutti, perché alla lunga quell’onda arriva. Magari non sarà sempre un’epidemia, ma abbiamo capito - prima con le crisi economico-finanziarie e adesso con quella sanitaria - che “siamo tutti sulla stessa barca”. Ma facciamo ancora finta di non saperlo e cerchiamo, tuttora, di farci lo sgambetto a vicenda.
A tal proposito non posso non parlare di Europa. Io non ci credo più. Dopo aver visto il suo vero volto. Quello della solidarietà a convenienza e delle regole che valgono per qualcuno solo quando conviene a qualcun altro. Sarebbe il caso di uscirne. #italexit

Mauro

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