Quant’è facile fare impresa… Con i soldi degli altri!

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download-11Faccio il mestiere di agente da troppo tempo per non avere imparato che questo lavoro è importante per tutte le realtà aziendali che davvero vogliano confrontarsi con il mercato in maniera seria e professionale, con la concreta considerazione che...

... la presenza fisica sul territorio diviene risorsa vera per una reale penetrazione del proprio prodotto o servizio.
Da 22 anni faccio questo e lo faccio con l’entusiasmo necessario a chi sa già che dovrà scontrarsi ogni santo giorno con i “no”, con i “non mi interessa”, con i “le faccio sapere… la richiamo io”.
Da qualche tempo noto, però, che la figura del commerciale viene sempre più svalutata dalle aziende che, in qualche caso, credono di spostare il rischio dell’azienda da quest’ultima all’agente.
Cominciare un nuovo rapporto, soprattutto con aziende appena nate, anche se in possesso di buone idee e mille iniziative, mal si concilia con l’attività di chi lavora “in nome e per conto”, quando si pensa che l’agente sia l’unico che debba investire sull’idea e sull’iniziativa.
Dico ciò perché mi capita frequentemente di sentirmi proporre ruoli altisonanti di direzione commerciale per realtà neo costituite, le quali, sebbene ideatrici di progetti stimolanti e ambiziosi, mi chiedono un impegno volto sia alla vendita che al recruiting, alla formazione, alla gestione, … e tutto ciò senza il benché minimo investimento in termini di rimborsi e/o incentivi, che risultano necessari specialmente se in una fase di start-up.
Pensare che tutto sia funzione di provvigioni è un errore.
Sul mercato non mancano certamente i mandati e le aziende sono sempre alla ricerca di agenti navigati che possano garantire un lavoro attento.
Il problema è un altro: se devo fare l’azienda è l’azienda che deve investire, non io.
La creazione di una struttura attiene ad un lavoro, molte volte oscuro, che non genera profitto diretto e/o immediato per l’azienda ma fa in modo che si creino i presupposti affinché la macchina “giri” e che il profitto diretto venga generato.
Tutto ciò non può essere funzione di provvigioni “che verranno”.
Fare impresa così risulta non solo ingenuo ma anche irriguardoso nei confronti della persona, in quanto si pensa che l’agente sia sempre e comunque colui il quale debba necessariamente essere l’agnello sacrificale a cui è dovuta la sofferenza del patire tutti gli sforzi economici dello start-up solo e soltanto perché fa l’agente!
Non è così e non deve esserlo!
L’agente investe tempo, energie, denaro (non fosse altro che per il carburante) e quindi laddove gli si chieda di vendere è un conto, diverso se gli si chiede altro.
Fare azienda significa investimento. Se l’investimento diviene solo quello di trovare dei masochisti che creino al posto dell’azienda la macchina non gira.
Sono francamente stufo di realtà che credono di stare a proporti la soluzione della tua vita sol perché hanno un’idea (sapessero quante ne ho io…) e ragionano in funzione di “armiamoci e partite”!
Di fatto, quelle aziende non esistono o sono al pari dei progetti personali di ognuno, il quale potrebbe decidere di investire su prodotti e/o servizi di cui dispone in proprio.
Nel mio caso, ad esempio, mi diletto in creazione siti web, crm e godo di buone competenze nel l’IT: quanto sto a vivere il sogno degli altri chi mi vieterebbe di vivere il mio sogno?
Potrei dedicare il mio tempo, le mie energie e il mio denaro a cercare di vendere quello che posso produrre in proprio (creando adeguata struttura).
Perché non lo faccio?
Perché penso che per fare azienda sul serio ci vogliano imprenditori veri che abbiano la consapevolezza che fare impresa significa investire su strumenti, mezzi e risorse umane, cosa che io non posso fare.
Fregiarsi del titolo di imprenditore quando gli investimenti economici non esistono o sono funzione solo e soltanto dello sforzo economico di qualcun altro, non significa fare gli imprenditori.
MG
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