Purtroppo sono del Sud!

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Lo dico con ironia e con tanto sarcasmo.
Ho ormai da tempo imparato ad assorbire con indifferenza i luoghi comuni che accompagnano le solite affermazioni di quelli del Nord.
Al Sud non vogliamo lavorare, ci piace la vita facile, vogliamo solo "grattarci il ventre" (come diceva ieri Vittorio Feltri a "Stasera Italia Estate" su Rete4), siamo inclini alla delinquenza, agevoliamo il malaffare perché in fondo ci conviene, non amiamo le regole, …
Facciamo praticamente schifo!
Per non dire che siamo quelli che più rubano al Nord, che lavora il doppio per pareggiare la nostra inefficienza.
Certo, è strano che, nonostante tutto ciò, il Sud sia sempre più povero e il Nord sia sempre più ricco.
È il primo caso statistico in cui il ladro ha sempre meno del costante derubato.
Quello che mi fa specie è che persone che reputo di cultura e di un'intelligenza al di sopra della media cadano nella trappola dell’invettiva facile contro i meridionali, senza minimamente porsi le domande giuste.
Non è che forse dovrebbero analizzare gli ultimi 200 anni di storia prima di parlare (male) di questa gente?
Quello che del Sud resta ai giorni nostri è solo la conseguenza di una colonizzazione scriteriata e selvaggia che lo ha visto solo come serbatoio di risorse da depredare e dopo… da abbandonare.
È indubbio che il Nord abbia potuto contare su tanta gente del Sud per “agevolare” la propria fortuna.
Ma il nordico italico ha la memoria molto corta, come, del resto, tutti gli italiani.
Quando depredi un popolo e lo riduci alla sopravvivenza generi un atteggiamento che facilmente sconfina nella “scorciatoia morale” perché rendi le persone diffidenti a seguito dei soprusi subiti e con il solo obiettivo di difendersi ma non di collaborare tra loro e gli “altri”.
Mettici, poi, che la struttura del nostro stivale privilegia i traffici del Nord con il più ricco Nord Europa, che al Sud ci affacciamo solo sulla povertà della Grecia e del Nord Africa, che per fare gli stessi traffici di quelli del Nord dobbiamo spendere il doppio, che dopo la colonializzazione il nostro conquistatore ci impose la mafia per meglio controllare il territorio conquistato e la ricetta è fatta.
È non si pensi che la mafia è solo quella che fa estorsioni, traffica in droga e armi o prostituzione…
Chi deve essere controllore deve anche avere il ruolo per imporsi tale.
Chi ha da intendere intenda…
Ecco perché quando leggo di luoghi al mondo in cui gli USA vogliono “esportare” la democrazia, imponendo la presenza delle forze armate, mi faccio solo quattro grasse risate.
Nessuno è davvero paladino di nessun altro e le guerre – la storia insegna – si sono combattute solo per interessi economici e territoriali.
Il messaggio del controllore sul controllato è abbastanza chiaro, sebbene lo si cerchi di camuffare con proclami di democrazia prêt-à-porter.
Al Sud è praticamente avvenuta la medesima cosa.
Se analizziamo le dinamiche di tutti i paesi in cui gli USA sono intervenuti con la forza (e non per liberare alcun popolo dalla tirannia ma solo per petrolio e territori, a differenza di quanto ci vogliono raccontare…), per poi voler “vendere” democrazia con la loro presenza imposta, ci accorgiamo che sono tutti popoli poveri: lo erano prima e lo sono rimasti.
Il controllore non può agevolare alcunché che non sarebbe autolesivo per se stesso…
Compresa una reale rinascita economica.

Ciò detto, sono davvero stufo di sentir dire che al Sud non si ha voglia di lavorare e che ci grattiamo la pancia.
Certo, come dappertutto, ci sono elementi più validi di altri e questo vale anche al Nord ma da qui a dire che siamo tutti come ci dipingono…
Onestamente mi sono rotto i gabbasisi, volendo ricordare un’espressione di montalbaniana memoria!
Conosco persone che gestiscono botteghe, negozi o piccole imprese che cominciano al mattino presto e tornano a casa alla sera tardi per raccogliere quel poco che questa economia balorda gli consente.
E forse non hanno fatto nemmeno la pausa pranzo.
Sono sempre di più, infatti, le attività che, per contrastare i grandi centri commerciali, adottano l’orario continuato ma, anziché chiudere alle 19,00, come fanno al “civile” Nord, chiudono alle 21,00 come se la pausa pranzo l’avessero fatta.
Certamente lavoriamo molto di più di quelli del Nord ma non si vede.
Non si vede perché non spostiamo i loro numeri, i loro fatturati.
Se fossimo così sfaticati non si spiegherebbe perché quando emigriamo verso il Nord riusciamo a collocarci nei più svariati settori, risultando sempre determinanti in tutto quello che facciamo: dal muratore all’AD di qualche nordica realtà imprenditoriale.
Allora non è vero che abbiamo la cultura del “fancazzismo”?!?
La verità è che qui di opportunità ne abbiamo poche, forse quasi più niente e la povertà e lo sconforto non sono certo la leva migliore per rinascere.
Ove rinascere dovrebbe partire dal liberarsi dalle catene…
Ma come dice il proverbio: “u saziu nun ppo’ cridiri o’ dijunu” (il sazio non può credere al digiuno).
Ci fanno passare per ignoranti, lerci e cattivi quando hanno dimenticato che la cultura mondiale è nata qui.
È più ignorante (nel senso che ignora...) chi parla per partito preso e dall'alto della propria consolidata posizione economica o chi studia storia e cause?
Ma, purtroppo si sa, la storia la scrive chi vince.
E poco importa che chi ha vinto è ignorante (sempre nel senso che ignora...) di quanto la storia ci dice.
Il punto vero è che chi ha vinto è, da tempo, più ricco di noi.
Ecco perché al Nord pensano che il reddito di cittadinanza sarebbe come regalare soldi a chi non vuol far nulla.
La verità è che con 780 euro non diventi un nababbo ma almeno sopravvivi, quando altre opportunità non hai.
Anzi, conoscendo le persone della mia terra, posso dire che quando hai la certezza di poterti comprare la spesa quotidiana affronti meglio la voglia di rimetterti in discussione e di accettare nuove sfide come quelle di “inventarsi” un lavoro.
Cosa che non riesci più a fare se il tuo problema è mettere insieme il pranzo con la cena.
Magari se il Feltri non avesse il lavoro (il prestigio, il ruolo) che ha, avesse alloggio in una piccola casetta nella campagna dell'entroterra siciliano, affronterebbe l'argomento in maniera diversa.
Ovviamente senza le sue carte di credito!
Pure se lo stimo parecchio come giornalista e lo trovo anche simpatico, ma certe volte dovrebbe parlar meno per “luoghi comuni”: non si addice ad una intelligenza come la sua.
E poi noi non parliamo mai male di quelli del Nord, perché debbono farlo loro per quelli del Sud?
Forse perché noi abbiamo più "cultura di popolo" di quanta ne abbiano loro?
Noi popolo lo siamo stati davvero nella nostra storia, loro non tanto.

Mauro

 

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