Priorità e carattere d’urgenza.

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Dopo l’amarezza subita a seguito di un certo articolo, per cui sono stato davvero molto male (anche fisicamente) per la cinica e mendace strumentalizzazione che se ne è fatta, torno a scrivere.
Devo dire che mi era un po’ passata la voglia ma alla fine ho pensato che sono pur sempre una persona perbene e come tale non ho motivo di abbandonare la passione che mi anima quando scrivo qualcosa per il mio blog, sol perché qualcuno o qualcosa cerchi di gravarmi di qualità che non sono le mie…

Ciò detto, faccio un’ulteriore premessa.
Quando ho deciso di creare questo blog mi sono sempre imposto di cercare di scrivere dei contenuti non scontati, che non mi portassero a cadere nella tentazione di parlare sempre delle stesse cose di cui parlano tutti in rete, tipo il calcio, la politica, il gossip spicciolo, l’elettronica, i telefonini, …
Sforzandomi di non essere banale e trattare temi un po’ meno dibattuti da tanti.
È una scelta complicata anche perché ti porta al rischio di limitare i lettori che sono certamente di più quando parli di temi molto più "facili" e più diffusi in rete.
Lo faccio con l’umiltà dell’”uomo della strada”, offrendo una visione tipica delle “quattro chiacchiere al bar”, nel gergo parlato da chi affronta la quotidianità, senza tante sovrastrutture mentali e esprimendo un punto di vista che può anche non essere condiviso.
Proprio per questo il mio blog non ha tutti quei lettori che avrebbe se recensissi i nuovi smartphones o parlassi della farfallina di Belen.
In quest’ottica cerco di dare dei contributi attinenti anche al mondo delle vendite, che conosco bene, ma da un punto di vista diverso dalla miriade di articoli di settore che troviamo sul web.
Ci sono fin troppi “guru” (o presunti tali) in quest’ambito e quindi faccio in modo di dare un contributo che non sia la scopiazzatura di qualcosa già visto e già letto altrove.
Ciò porta inevitabilmente a raccontare le cose in maniera “diversa”, a volta apparentemente “politically incorrect”, ma sempre con un animo proattivo volto a sviscerare contenuti utili, ove possibile.

Mi capita anche di sconfinare in argomenti un po’ più “classici” ma sempre con in testa quella chiara direzione editoriale espressa in precedenza: affrontare i vari temi con un visione “alternativa”.

Ecco che, su questa linea, mi piace pormi delle domande attinenti a questione quotidiane di vita e soprattutto di lavoro; quel lavoro che tanto mi appassiona, nell’ambito delle vendite e dell’organizzazione commerciale.

Oggi voglio parlare di gestione delle priorità e del carattere d’urgenza delle cose (cosa che impatta sia su vita che su lavoro).

Conosco persone che hanno la perenne sensazione di essere sempre costantemente impegnate anche quando il loro impegno è volto soprattutto ad… organizzare i propri impegni!
Ciò nasce da una cattiva interpretazione della sovrapposizione di impegni per i quali non si riesce a darne la corretta priorità o riconoscerne il carattere d’urgenza di alcuni di loro.
Esistono due modi di fare le cose, come razionalizzato dagli americani (che sono sempre avanti a noi su questi temi…):

  1. L.I.F.O. (Last Input First Output)
  2. F.I.F.O. (First Input First Output)

con dentro le priorità urgenti per entrambe le voci.

Fare le cose secondo il punto 1. genera, certamente, una gran confusione e un perenne atteggiamento di “affanno”: faccio o cerco di risolvere le cose in funzione di cosa mi capita “al minuto” e tendenzialmente mi trovo ad affrontare le problematiche presentatesi per ultime a discapito di quelle presentatesi per prima.
Ciò genera una sensazione per la quale mi trovo a risolvere l’ultimo problema presentatosi con la consapevolezza di averne tanti irrisolti in precedenza (stress).
A volte non puoi nemmeno risolvere davvero i problemi successivi se non hai cognizione dei problemi precedenti o non li hai addirittura risolti…

Il punto 2. genera un criterio di organizzazione molto più logico: faccio le cose in modo tale da affrontarle nell’ordine in cui si sono presentate.
Genera, quantomeno, la sensazione di “ordine mentale” delle cose.
In questa casistica è necessario però (più di quanto accade con il punto 1.) saper gestire adeguatamente il "carattere d’urgenza" degli eventi che ne necessitino.
Capire quando qualcosa ha davvero bisogno di “uscire dall’ordine di lista”.

Nella quotidianità ci sono, a volte, alcuni problemi che ci teniamo ad affrontare direttamente pure se solitamente tendono a risolversi da soli: basta saper aspettare.

Quanto incidono telefono e email nella nostra gestione degli impegni?
Siamo capaci di mandare indietro una chiamata (magari con un sms accompagnatorio per dire “ti richiamo dopo”) o ci facciamo distrarre?

Analizzare cosa ci fa sentire “mentalmente disordinati” durante la giornata di lavoro è già un primo passo per risolvere il problema della gestione dei propri impegni.

Così come saper identificare la natura dei problemi (e degli impegni) ed il proprio reale "carattere d’urgenza" è la prima azione per risolverli.
Avvalersi di strumenti come Google Calendar e smartphones o tablets vari, per appuntare l’ordine delle cose, aiuta parecchio!
La vita ai giorni nostri è uno stress continuo, vediamo di non crearne di inutile!

Mauro.

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