Prima o poi arriva il lupo!

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Ci sono aziende che, nate con una mentalità ed una cultura tipiche dell’estensione del parastatalismo, hanno ereditato il modus operandi classico del mondo del lavoro pubblico.
Burocratizzate e formali all'eccesso, soprattutto quando hanno una lunga storia alle spalle, sono quelle realtà dove anche il dipendente assume la forma di uno pseudo impiegato statale.
Peccato però che, a differenza dell’impiegato pubblico (che deve necessariamente produrre scartoffie e procedere con l’applicazione di una farragginosissima legislazione applicata ai processi di cui deve occuparsi), ha certamente una diversa mission.
Quella di essere efficace, oltre che efficiente, poiché nel suo lavoro non conta quanti “ne hai servito allo sportello” ma “quanto fatturato hai contributo a generare direttamente o indirettamente con il tuo operato”.
Sembra una banalità, ma a volte ci sono aziende che perdono di vista questo focus.
Solitamente sono aziende in cui anche i dipendenti, ormai, beneficiano delle cosiddette “rendite di posizione” soprattutto se sono arrivati lì, o a determinati ruoli, per “santi in paradiso”, per anzianità e non per meriti veri….
Sono quelle stesse aziende dove, poi, a scavare bene, trovi sempre “molta polvere sotto i tappeti”.
Trincerate nel “burocratese” anche dove non sarebbe necessario (né utile), perdono di vista il fatto che se per giustificare la tua presenza devi per forza rendere lunghi e articolati i processi di cui ti occupi, rischi, molto seriamente, di danneggiare la tua azienda anziché farla avanzare.

Quando un nuovo manager si trova a gestire un’azienda così, cosa dovrà fare?
Quali azioni potrà mettere in campo per “far capire che l’aria è cambiata” e che “si balla su un’altra musica?”.
È certamente compito non facile, in quanto se a parole avremmo tutti la soluzione in tasca, di fatto diventa molto complesso relazionarsi con risorse dalla dubbia valenza e che probabilmente hanno anche poca voglia di fare.
Unica soluzione: il "dolce" pressing.
Attenzione costante al lavoro svolto e richiesta di feedback costanti.
Ma fatto senza assilli apparenti (che sarebbero controproducenti: ove possibile, meglio farsi amare...)...
Sin quando l’abitudine non cambi.
In molti casi sarà anche utile spostare le risorse su nuovi compiti perché risulta più facile imparare una cosa nuova (lo si accetta meglio) che disimparare quello che si crede di conoscere bene per cercare di farlo meglio, solo perché qualcuno ci sollecita in tal senso…
In questi casi vale molto la sensibilità del manager.
E se il manager è donna?
Forse meglio. Perché è probabile che abbia una maggiore sensibilità umana nei casi di difficile interpretazione. Le donne, si sa, sono certamente più istintive degli uomini ma questo li porta a fare maggiore analisi di sé stesse e degli altri proprio per controllarne istinti errati, agevolandone l’intuito.
Vale quello che ho già affrontato parlando di spirito di squadra (che non vale solo per l’innovazione ma anche per il cambiamento): se riesci a far sentire le tue risorse parti integranti di un processo, ove ognuno è importante per quello che fa, sarà più semplice far digerire anche il cambiamento più radicale.
Guai, però, a creare degli “orfani”!
Sono coloro i quali, per loro attitudine o, ancor peggio, perché isolati dal capo (lo capisco: non tutti risultano "simpatici" alla stessa maniera, ma un manager non può cadere in questo errore...), restano avulsi dal nuovo contesto: te li ritroveresti contro in maniera più o meno dichiarata, proprio perché “fuori dal coro” (un coro che non comprendono più) e frustrati nell’onore…
A quel punto meglio farli fuori… Anche perché cercheranno di fare proseliti contro il capo…
Non è detto che in un’azienda tutte le persone che ci trovo dentro sono necessariamente utili al nuovo corso...
Un buon manager ha, per senso etico, l’obbligo di cercare comunque di capire come sfruttare al meglio tutte le risorse che si è trovato davanti (a volte suo malgrado…) ma se poi ci sono risorse che risultino davvero poco funzionali al cambiamento… beh, allora, vanno eliminate. Potranno dare di più altrove…
Anche perché le risorse inutili costano.
Certo che se sono a pochi passi dalla pensione o comunque avanti con l’età, te li tieni (se te lo puoi permettere) o concordi la loro uscita! Qui non si vuole necessariamente professare la perfidia!
Lo so, tutto ciò sembra cinico e cattivo, ma, sebbene non piaccia a nessuno dirlo così chiaramente, è quello che davvero accade nelle aziende che cambiano proprietà, vertici, pelle, …
Quindi attenti a farsi vedere subito utili, efficaci ed efficienti. Le "rendite di posizione" non servono più...

A volte ci sono aziende che, sebbene gestite da manager apparentemente in gamba non riescono a cambiare corso agli eventi sol perché le risorse coinvolte fanno “cartello”, più o meno coscientemente, contro il cambiamento o il nuovo manager.
Quindi occhio anche a non farsi odiare dalle risorse utili!

Mauro

 

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