L’Italia finisce a Roma.

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Assisto alle polemiche gradite ai sanremofili con un misto di stupore ed indignazione, ma anche con una sana sensazione di ilarità per quanto comiche esse siano.
Mentre il Paese s'interroga sul futuro della nostra economia e sulle ripercussioni di scelte quantomeno discutibili, assurge alle cronache la disquisizione sul perché abbia vinto l’uno o l’altro, nella speciosa volontà di farne un caso politico.
Nel frattempo, però, siamo in recessione.
Non voglio addentrarmi nelle motivazioni che hanno condotto a questa amara realtà, anche se tanto avrei da dire, perché non è imputando colpe a qualcosa o a qualcuno che si risolve il problema.
Noto solo lo status quo.
E tra le cose che noto ne esiste una che proprio non mi va giù.
Il Salvimaio dimentica il Sud.
Seguo con passione TG e programmi di approfondimento di natura socio-economico-politica e da quando l’attuale Governo è in carica sembra che il Sud di questo Paese non esista più.
Se non fosse per qualche strumentale e faziosa notizia su mondezza e degrado, piuttosto che su tristi e atroci femminicidi, non si capisce che fine abbia fatto una parte del nostro Paese.
E sembra ancor più strano se si riflette sul fatto che proprio questa zona d’Italia sia stata quella che maggiormente abbia generato il successo della maggiore forza di governo (o perlomeno lo era al momento del risultato elettorale…).
Mentre per il Nord abbiamo assistito ad una grandissima bagarre per l’Expo di Milano (giusto per fare un esempio…), con tutte gli annessi e connessi (appalti, inchieste, procedure d’urgenza, commissari vari, …) e finanziato un’enorme massa di denaro, passa in totale anonimato quello che dovrebbe inorgoglire un paese normale.
Matera è capitale della cultura 2019, ma finora tutto si è limitato alla mera propaganda del riconoscimento, fine a sé stesso, senza per questo dare vero spazio a Matera e alla Basilicata, alle sue bellezze alla sua gente, alle sue storie.
Sembra di assistere all'espletamento di un atto dovuto ma di cui, in fondo, non importa a nessuno o, ancor peggio, si voglia non importi a nessuno.
Chissà cosa sarebbe accaduto se fosse stata Milano.
Ma il fenomeno rientra in un più grande problema di “pesi e misure”, ormai storico nella nostra penisola.
E mentre si discute tanto del TAV o del raddoppio di qualche autostrada o strada ferrata del Nord, a Matera non esiste il treno perché non c’è mai stata una linea ferrata (ed è "Capitale della Cultura 2019"... Sigh!).
Da qualche parte “si raddoppia” da qualche altra non si programma nemmeno la prima…
Ma è solo un esempio di quello che oggi stride di più per l’evento che vede Matera al centro dell’attenzione nel palcoscenico internazionale.
Ma tutto il Sud ha problemi simili.
Sono un fautore del ponte di Messina ma so che non verrà mai realizzato, ma non tollero che per andare da Catania a Trapani ci vogliano più di 11 ore in treno e tre cambi.
Come non tollero che per raggiungere un patrimonio dell’Umanità come la Valle dei Templi di Agrigento, da Catania, sia necessario arrivare a Palermo ed effettuare un cambio per ritornare ad Agrigento.
E non parliamo delle strade “statali” siciliane: quasi mai all'altezza della situazione, pericolose nella migliore delle situazioni, malandate e all'abbandono nella migliore.
E mentre esiste tutto questo, si parla addirittura di spostare alcuni ministeri al Nord: per “renderli più vicini al centro nevralgico e produttivo del Paese”.
Al di là dell’assurdità della cosa e della cattiveria, nonché egoismo intrinseco che sta dentro affermazioni del genere, vorrei capire che produttività avrebbe avuto Milano se non avesse avuto strade, ferrovie e aeroporti.
Peccato però che quando si parli di opere pubbliche realizzate (al Nord) li abbiano pagate tutti, meridionali compresi.
Sarà anche normale che le opere si facciano anche qui?
E non regge l’alibi che gli appalti non si fanno al Sud perché si temono infiltrazioni mafiose.
È come dire che non si dia più la pensione ai ciechi perché ci sono i falsi ciechi.
E dove sta l’opera di uno Stato civile se non nell'agevolare lo sviluppo e perseguire reati e abusi?

Risulta sin troppo facile dire che gli insegnanti delle scuole del Sud debbano “impegnarsi di più” per elevare il livello di performance delle stesse scuole, peccato però che “senza soldi non si canta messa”!
Se non hai i fondi necessari per l’ordinaria amministrazione di una scuola figurati se riesci a prevedere azioni straordinarie per didattiche d’avanguardia.
Insegnare bene passa anche e soprattutto dal poter disporre di strumenti adeguati a ciò che si insegna.
Sono temi che necessiterebbero di una molto più ampia trattazione e non è certo questa la sede.
Lo sviluppo non può essere funzione della sola iniziativa personale ma, in uno Stato degno di tale nome è soprattutto funzione di azione agevolanti centralizzate (lo dice la Costituzione).
Se davvero fossimo Stato…
Se i fondi alle scuole e alle università li assegni in funzioni delle performance è normale che vadano al Nord: peccato che le diverse performance del Sud siano proprio originate da una faziosa, sbilanciata e colpevole attribuzione dei fondi.
È come accade con le ferrovie: le si fanno e le si raddoppiano dove c’è un ritorno economico più alto e cioè dove si ha contezza di un maggiore traffico pagante. Sarà normale che dove non ci sono non ci può essere statistica di utilizzo o no?!?
Perché non servono?!? O perché non ci sono?!?
O quando ci sono è perché fanno pena e le loro condizioni tecnologiche riportano a quelle dei primi del Novecento, tale da renderle difficilmente utilizzabili.

Senza Sud finisce l’Italia ma forse è proprio questo che si vuole.
Non è federalismo (e ce ne sarebbe da dire…) è secessionismo.
E non è vero che il Sud ha avuto tanti fondi: è leggenda metropolitana.
I fondi assegnati sono sempre stati enormemente meno di quanto il Sud abbia sempre dato al resto d’Italia (e parlo di soldi veri…).
Sai quanti posti di lavoro avremmo creato al Sud facendo le opere pubbliche, anche solo quelle strettamente necessarie (o solo adeguando e completando quelle esistenti)?
E forse non sarebbe nemmeno servito il reddito di cittadinanza.
Uno Stato deve avere la capacità di progettare e programmare sviluppo e non rendere suddito chi è disoccupato, legandolo al vincolo di un reddito senza dignità.
Cosa ben diversa dall'aiuto alla povertà, per il quale andrebbero fatte delle politiche di reddito diverse e sulle quali siamo tutti d’accordo.
E intanto il Sud passa solo per brutto, sporco e cattivo, con buona pace di quel “simpaticone” del ministro Bussetti.
Ma vaglielo a spiegare a quelli della Lega: sarebbe come dire che invece di parlare per slogan li costringeremmo a ragionare (o a studiare la storia…).

Mauro

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