L’impresa che è un’impresa!

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Chi ancora pensa che l’agente di commercio sia un imprenditore (“l’imprenditore di sé stesso”) non ha capito nulla di che lavoro faccia davvero o non ha idea di cosa sia fare l’imprenditore.
Con buona pace di quanti si sentano gratificati dall’idea di sentirsi imprenditori, pur non essendolo, dico che sono proprio questi che hanno contribuito a far intendere la categoria come potenzialmente “utilizzabile” ad uso e consumo di coloro i quali ne hanno voluto sfruttare (mal pagandoli) meriti e competenze.
Non si capisce nemmeno che diamine esista ancora a fare anche l’ENASARCO, così com’è tuttora costituita ed intesa.
Cosa tutela? Cosa difende? Cosa intermedia?
In un contesto di lavoro in cui sei legato ad una provvigione su quello che vendi e se pure non te la pagassero saresti libero di andartene, qual è questo grande ruolo dell’ENASARCO?
Chiarisco il concetto.
I mandati hanno una valenza legale a prescindere da ENASARCO e sono impugnabili in sede civile per il contenuto in essi espresso.
Mi si dirà: “ma i mandati sono espressione di Accordi Economici Collettivi di settore che ENASARCO ha provveduto a mediare per cautelare la categoria degli agenti di commercio!”.
Vero.
Ma è anche vero che per stilare detti Accordi non sia affatto necessario mantenere un pachiderma come ENASARCO, con i suoi costi e le sue spese (e il suo “establishment” profumatamente retribuito).
Ci sono sempre i sindacati nazionali a cui si potrebbe delegare il settore. E c'è l'INPS per la previdenza...
Avesse mai portato avanti una battaglia utile alla categoria, … non sarei qui a scrivere ciò che scrivo.
E non sono “le cure termali” o “le vacanze per i figli” che la giustificano (li pagano pur sempre gli agenti…).
Si tratta, ormai, di un ennesimo centro di potere per qualcuno che ne trae beneficio a proprio uso e consumo.
Riprendendo dall’inizio: se è vero che la formula “valigetta, catalogo, calcio nel culo e lavorare” non può più funzionare e che un imprenditore è colui che stabilisce politiche di produzione, fornitura, prezzo, sconti, promozioni, comunicazione e quant’altro, emerge che l’agente moderno (…perché quello di prima sì?!?) non può essere annoverato tra gli imprenditori.
Semmai tra i lavoratori para-subordinati.
A tal proposito: ha mai capito ENASARCO qual è il contesto socio-economico-politico in cui si muovono gli attuali agenti di commercio?
A mio avviso no.
Fosse vero il contrario, lotterebbe per Accordi diversi da quelli che esistono da oltre 50 anni (con piccole e poco influenti modifiche avvenute negli anni).
Darebbe vera dignità a chi incarna una professionalità spesso sfruttata a prezzi “da saldo”.
Senza assistenza, supporti e vere cautele.
Una delle poche e vere battaglie che andrebbero combattute, sindacalmente parlando, è quella che vedrebbe gli agenti elevati al rango di asset aziendale vero, con uno stipendio mensile e incentivi sugli incrementi produttivi.
La conquista sarebbe quella per cui nei mandati divenisse obbligatorio inserire questa voce.
Chiamateli pure “accounts”. Non credo che gli agenti si offenderebbero.
Anche lo stipendio potrete chiamarlo “rimborso”, “contributo spese”, o come volete, ma se impegno si chiede da un lato, altrettanto ce ne deve essere dall’altro.
Il ragioniere della tua azienda lo assumi o lo paghi a provvigioni in funzioni di quante fatture stila?
Non è impegno quello di dire “ti do l’opportunità di vendere i miei prodotti”.
Un po’ più lo è quando l’imprenditore illuminato investe in supporti concreti a beneficio della rete vendite, che ne agevolino le rese, ma parliamo sempre di investimenti che hanno un’autoreferenzialità talmente sbilanciata a favore dell’uno, da non potersi propriamente configurare come investimento sulla professionalità dell'altro.
La professionalità dovrebbe essere sempre riconosciuta e pagata.
Ammissibile anche metterla alla prova prima di definire le condizioni finali.
Ma anche il tempo e le energie profuse vanno pagate, a prescindere dalla produzione - che ne sarà inevitabile conseguenza - se sono profuse in maniera corretta e attenta.
Lo dico per chi gli agenti “se li forma in casa”.
Sono comunque persone che dedicano molto di loro alla causa comune e vanno pagate, pure per questo.
Sennò li puoi sempre licenziare.
Se te li tieni è perché ti servono ed allora, ribadisco, vanno pagati.
“Ma a me nessuno paga uno stipendio” dirà l’imprenditore.
È proprio per questo che è diverso dall’agente…
Lui dispone e sceglie, l’agente propone e tratta in suo nome.
Sono pesi e valori diversi.
E l’ENASARCO, in tutto questo, dove stà?
In campagna elettorale.

Mauro

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