La Repubblichina in prestito. Una disanima dello stato di cose.

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COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

È espresso talmente bene che non servono commenti.

Ed entro subito in tema: come si rimuovono gli ostacoli di ordine economico e sociale in un momento di tragedia economica per il Paese?
Se uno Stato mi obbliga - ovviamente per comprovate e legittime motivazioni, come nel caso della pandemia che stiamo subendo - al fermo di ogni attività economica, come dovrà agire, in contemporanea, per garantire la reale applicazione di questo articolo della Costituzione Italiana?...

Stamane seguivo un appuntamento video giornaliero che alcuni famosissimi economisti si danno su un noto social, per parlare della situazione attuale e di quelle che sono le vicende politiche-socio-economiche ad essa collegate.
Tra le altre cose, si commentava il decreto “Liquidità” e la valenza dell’azione di garanzia che lo Stato si assume nei confronti delle banche, per un totale di 400 mld€, per i prestiti che dovranno essere erogati ad imprese in difficoltà, a seguito di questa pandemia.
Ne parleremo in appresso.

Tutto ciò mentre in molti altri stati non si parla di prestiti ma di denaro elargito a fondo perduto, come ad es. in Germania (riporto da qui):

Tra le misure economiche adottate, anche l’ormai famoso bonus di 5 mila euro per i lavoratori autonomi e per le piccole medie imprese che hanno fino 5 dipendenti a tempo pieno. A questo bonus si aggiunge un fondo federale da 9mila euro, che raggiunge quota 15mila per le imprese che hanno tra 5 e 10 dipendenti. Un mix di fondi locali e federali messi in campo per sostenere l’economia. Nessun limite di reddito per accedere ai bonus e ai fondi, nessun sito in tilt. È questa la ricetta tedesca che permette ad aziende e partite Iva di sopravvivere alla paralisi economica. Non solo. Alle aziende è stato già restituito anche l’anticipo dell’Iva. “Lo Stato sta aiutando in modo reale e concreto chi è in difficoltà: i soldi messi a disposizione, tra bonus e fondi federali, non sono noccioline".

Burocrazia snella ed efficiente
Insomma, la burocrazia è stata messa da parte per contrastare gli effetti di questa ecatombe economica. “C’è un form da compilare sul sito governativo per accedere al bonus – spiega Selmo -. Una volta compilato e inviato, nel giro di un paio di giorni, i soldi vengono versati direttamente sul conto corrente del richiedente attraverso bonifico bancario. Un mio amico che lavora in un bar, nel giro di 3 giorni, ha già ricevuto l’accredito dell’importo. In generale la burocrazia in Germania è più snella ed efficiente rispetto a quella italiana”.

In Italia si parla, invece, di prestiti come se avessimo scoperto l’acqua calda.
Ogni prestito presuppone una conseguente restituzione, comportando la crescita dell’indebitamento che molte delle imprese che saranno costrette a chiederlo, hanno già in atto.
Infatti, se sei un’azienda solida, è probabile che tu possa aver retto con le proprie forze a questi due mesi (sinora) di fermo.
Chi lo chiederà, è perché si trova già allo stremo. Ma non solo. Di seguito vedremo cosa intendo.

L’istanza di richiesta dei prestiti è legata all’iter bancario che queste operazioni comportano.
Snellito per quanto riguarda importi sino alla soglia degli 800k€, ridotto all’osso fino a 25k€, ordinario oltre i 5 mln€.
Siccome tutte le aziende hanno perso fatturato in questa crisi, è facile dimostrare che tutte ne abbiano bisogno.
Anche chi potrebbe fare da sé.
Intendo dire che la soglia del cumulo di garanzie previsto, potrebbe assottigliarsi notevolmente nel valore, laddove anche le grosse aziende volessero accedere a tale agevolazione, che, con richieste solitamente più importanti di quella di un lavoratore autonomo, potrebbero erodere non poco il “plafond” offerto dallo Stato a garanzia.
In questo caso andrebbero previsti dei criteri che evitassero, a chi non ne ha bisogno, di accedere a questo beneficio, sol perché viene visto come un prestito dalle convenienti condizioni (in quanto tali sono, in ordine a interessi e criteri di restituzione).
Non mi sembra che il decreto “Liquidità” preveda nulla di simile…

Ma andiamo avanti. Ritorniamo agli economisti sul social.
Una delle affermazioni di uno dei tre illustri partecipanti alla diretta video a cui ho accennato sopra, è stata più o meno questa:

ma quando sai che il tuo prestito è garantito da un altro allora ti senti libero anche di… (n.d.r.: non pagare) e quindi di richiedere/usare quei soldi in maniera un po’…

Faccio presente che se non paghi la banca che quel prestito te lo ha erogato, interviene lo Stato a pagare per te, ma, nel frattempo, diventa tuo creditore “privilegiato” e quindi con tutte le facoltà che ha lo Stato di procedere esecutivamente per il recupero del credito.
Alla faccia dell’atteggiamento libero e tranquillo raccontato dall’economista.
E devi pure pagare le tasse: il rimando di un paio di mesi sulle scadenze è davvero ridicolo.
Se non sto fatturando oggi e faccio fatica a campare, anche se dovessi ripartire domani, è plausibile pensare che fra due o tre mesi abbia anche i soldi per il fisco?
La nostra economia è basata soprattutto sulle PMI, le quali, nella stragrande maggioranza dei casi campano sul cash-flow in costanza di attività e hanno poche forze “liquide” se non lavorano.

L’altro ci metteva pure il carico di briscola:

Del resto se ci sono aziende che a seguito di questo periodo chiuderanno, sarà frutto della selezione naturale del mercato, perché è evidente che a chiudere saranno quelle che risulteranno meno performanti… 

Ora, a prescindere dal mio stupore nell’ascoltare simili amenità, che in un periodo storico “normale” potrei anche accettare come motivo di confronto e di opinioni, ci rendiamo conto di quello che sta accadendo? O no?
Le aziende che falliranno a seguito di questa crisi, magari non saranno quelle più performanti, ma sono realtà che senza queste condizioni eccezionali avrebbero ancora retto!
Permettendo di campare ad altre famiglie che sono direttamente collegate a quell’attività o al proprio indotto.
E mi riferisco ad attività che vanno dalla bottega dell’artigiano all’impresa più strutturata.
Quando questo accadrà, significherà che molte persone perderanno il loro lavoro, che, anche volendo valutare la cosa a prescindere dal valore socio-economico che un tale evento avrà per molte famiglie, diventa automaticamente un aggravio per il sistema Italia.
Ci saranno persone che dovranno essere assistite, perché difficilmente potranno ricollocarsi (vedi per età o per mancanza di altre competenze e non è così facile ri-formare chi per una vita ha fatto uno specifico lavoro, atteso che, nel frattempo, deve pure campare la famiglia…); da assistere a livello di prime necessità, di sanità e di welfare in senso lato.
Se non è chiaro questo, se non lo vogliamo vedere da un punto di vista squisitamente “umano”, vediamolo almeno da un punto di vista di costi: graverebbero su tutta la collettività.

Allora, quando sento che in altri stati si “regalano” soldi e qui li si prestano, con le tempistiche figlie della nostra burocrazia, indebitando ulteriormente chi già indebitato lo era, … non posso che allibire!
Oltretutto: pensiamo davvero che i 3 milioni di domande per i 600€ di contributo INPS ai lavoratori autonomi, verranno erogati senza alcuna burocrazia?
Qualcuno dovrà, comunque, autorizzare/validare queste domande…
E il tempo è la cosa che più manca a chi ha bisogni primari che non può più soddisfare con le proprie forze…
Come con i prestiti del decreto “Liquidità” alle imprese: pensiamo davvero che, anche ove le banche sappiano di essere garantite, non dovranno, comunque, avviare un’istruttoria interna per autorizzare i prestiti?
Le banche, in Italia, sono tenute ad ottemperare al loro Testo Unico di riferimento normativo, secondo il quale non possono erogare soldi con un clic, anche se garantite!
Purtroppo non siamo in Svizzera, in cui con una compilazione online di una pagina (UNA), molti piccoli imprenditori e lavoratori autonomi hanno ottenuto fino a 25k€, accreditati sul proprio conto bancario in 48 ore!
Il tempo è prezioso adesso!

Ieri ascoltavo Giordano Riello, AD della ben nota azienda che porta il suo cognome, il quale diceva che se non si interviene entra la metà della settimana prossima, non avrebbe più senso intervenire.
Il disastro sarà già compiuto.
Si parla già di cento giorni per i prestiti di cui al decreto “Liquidità”…
Sapete cosa vuol dire?
Che le aziende avranno già perso commesse e clienti, che, nel frattempo, si saranno rivolti ad altri (certamente all’estero).
Oltre a trovarsi indebitati con i costi fissi arretrati e le necessarie spese per la sopravvivenza quotidiana, a fatturati ZERO.

Quello che mi sconvolge è che tutti sappiamo che non è di prestiti che questo Paese ha bisogno adesso.
E soprattutto ne ha bisogno “ieri”.
Quando sento quegli economisti, mi rendo conto di come facciano fatica a “scaricare a terra” tutte le loro belle nozioni accademiche, perché non hanno assolutamente idea di cosa voglia dire fare impresa (soprattutto in Italia).
Parlare di numeri è sempre più facile che parlare di persone.
E questi sembrano degli alieni!
Poi li mantengono loro quelli che chiudono?!?
Temo la rivolta sociale…

La vera verità è che questo Paese basa molto (troppo) della propria solidarietà sociale sulle spalle del privato: associazioni di volontariato che ci rimettono in proprio, Caritas, varie congregazioni religiose, buona volontà di qualche illuminato benestante…
È troppo facile, poi, venirmi a chiedere l’SMS solidale per questa o quella associazione!

Anche ciò che accade con gli aiuti della BCE è comunque funzione di prestiti.
Così come con il MES “decondizionalizzato”.
Sono, comunque, aiuti che difficilmente vedono “atterrare” un vero beneficio sull’economia reale (quella del povero lavoratore autonomo che sta già alla fame…).
Aiuti che lo Stato spenderà, più o meno direttamente, per quanto essenzialmente connesso all’esigenza sanitaria, lasciando i prestiti di cui sopra al privato lavoratore o imprenditore.
La BCE sta acquistando i titoli del nostro debito pubblico, autorizzandoci, di conseguenza, ad aumentarlo -  vista la particolare situazione d’emergenza - ma quando sarà il momento di restituire questi prestiti e pagare le cedole a scadenza… beh… allora saranno problemi.
Stiamo aggravando il debito dei nostri figli e prima o poi sarà necessario mettere mano al risparmio privato degli italiani.
Missione compiuta.
La Germania ringrazia. Si sarà finalmente liberata di un ostico rivale commerciale e di un Paese che un tempo era ricco (ricordo che all’attuale il risparmio privato degli italiani è più del doppio del nostro debito pubblico).

Mauro

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