La musica è finita… Abbiamo trasmesso.

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E come ogni anno siamo all’anno nuovo.
Cosa mi porto dell’anno appena trascorso?
Sarei tentato di scrivere le stesse sciocchezze di circostanza che è d’uopo scrivere in queste occasioni ma non posso fare a meno di esprimere quello che sento.
E quello che sento è che un anno come il 2019 meglio perderlo che trovarlo.
Politicamente abbiamo assistito all’ennesimo disastro dell’incompetenza al potere, non essendo riusciti a realizzare “l’anno bellissimo”, che si prometteva in pompa magna, nei primi mesi dell’anno scorso.
“Salvo intese” non abbiamo ancora capito come contrastare il debito pubblico, con quali programmi e con quali iniziative.
Non abbiamo ridotto la disoccupazione e i nostri giovani continuano a scappare da questo Paese.
Con l’aggravante di aver buttato via dei soldi utili ad altro per idee di propaganda come il “Reddito di Cittadinanza” e “Quota Cento”.
Ci siamo lasciati convincere che siamo assaliti dai migranti e che stia tornando il fascismo.
Sento molti che a suo tempo si professavano sfegatati e strenui difensori dei 5s che adesso rinnegano quel voto.
I sondaggi ci danno il senso della loro disfatta.
Ma come sempre a nulla valsero i tanti ammonimenti di persone che, come me, mettevano in guardia amici e parenti dall’ascesa al potere di quella forza politica.
Per molti è necessario “sbatterci il muso” prima di capire, perché incapaci di azionare il cervello ed immaginare gli scenari, anche quelli più evidenti.
E non è tanto lo sconcerto per il trasformismo di chi si è barcamenato tra destra e sinistra pur di stare su quelle poltrone, ma il disgusto per una totale mancanza di visione del Paese e delle ricette per poterlo risollevare.
Ci hanno fracassato i cosiddetti con la storia che sono stati bravi a non farci pagare qualcosa che non pagavamo (l’aumento dell’iva), fregandosene bellamente del fatto che al netto di un aggravio che aggravio ancora non era, non hanno messo in atto praticamente nulla di quello che risulta urgente al Paese.
Se mi eviti qualcosa che non ho mai subito e non fai nulla affinché il resto funzioni meglio, come pretendi che la popolazione capisca e apprezzi?
Al netto della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia (spostate avanti nel tempo e non eliminate) cosa è cambiato?
Le aziende continuano a chiudere schiacciate da una crisi perenne e da una fiscalità al limite dell’estorsione (al limite?!?), i giovani continuano a doversi accontentare di lavoretti dalla poca dignità e dallo scarso guadagno e chi non accetta il declino va via.
Perdiamo opportunità come quella delle Olimpiadi romane sol perché non si è capaci di gestirle, camuffando il reale motivo con gli ingenti costi che avrebbero procurato al Paese (anziché i reali ritorni in ordine di immagine ed economia...): peccato, però, che il C.I.O. (Comitato Internazionale Olimpico) versa $ 2.500.000.000 (due miliardi e cinquecento milioni di dollari) al Paese ospitante.
Sai quante buche ci tappavi e quanti bus ci compravi…
Ma la paura di scontrarsi con i prevedibili avvisi di garanzia che sarebbero fioccati quando a fare le cose ci sta chi non le sa fare, ha portato a “vendere” l’idea che questo evento non conveniva al Paese.
E c’è stato pure chi ci ha creduto.
Non mi ricordo nulla che abbia davvero avuto un impatto decisivo sul Paese.
Chiacchere.
Si continua a fomentare rabbia e paura e si fa il gioco di chi enfatizza il messaggio dell’uomo forte al comando.
Quando questo Paese riuscirà a ragionare con la propria testa?
Certamente non accadrà sin quando il livello della nostre scuole è quello che abbiamo.
Probabilmente conviene pure che sia tale, poiché è più facile gestire “analfabeti funzionali” che teste pensanti.
E il 2020?
Sarà come e peggio del 2019.
Più tasse e meno soluzioni vere.
Ma un pensiero lo dedico a chi nel 2019 ha sofferto più di tutti.
Le vittime del dissesto idrogeologico.
Quelle che hanno perso casa ed averi per una colpevole incuria nella salvaguardia del nostro territorio.
Siamo un Paese allo sfascio, ammettiamolo.
Chi si difende lo fa grazie alle proprie forze e alla propria capacità, senza poter mai contare su un percorso di crescita condiviso; senza un “progetto Italia”.
Onestamente me ne andrei anch’io, se ne avessi l’opportunità.
Non è abbandonare la nave mentre affonda ma è il voler evitare di assistere al naufragio del paese che ami.
Francamente non so neanche più se il sentimento sia corrisposto.
Quando in un paese subentra la sensazione che per sopravvivere devi difenderti dal tuo stato, allora qualcosa si rompe.
Non ci lamentiamo, poi, se si assiste sempre più frequentemente a dimostrazioni di insofferenza e a voti di protesta, “di pancia”.
Siamo ormai troppo appiattiti su noi stessi (o rammolliti) per auspicare, con una qualche probabilità che avvengano davvero, moti di protesta sensati e organizzati e quindi ci barcameniamo alla meglio continuando a lamentarci e, magari, continuando a parcheggiare nei posti dei disabili quando disabili non siamo, con la stessa logica di chi si crede furbo ma è solo stro..o.
Qualche giorno fa ho visto il film “L’Ora Legale” di Ficarra e Picone.
È l’essenza di questo Paese.
Vogliamo nuove regole e vogliamo che vengano rispettate quelle esistenti ma, appena le regole impattano su di noi o sul nostro settore lavorativo si insorge perché quelle stesse regole non vanno più bene.
E allora scopri che le azioni di riforma debbono impattare sempre su qualcun altro.
Facendo a gara per dimostrare che il tuo settore è sempre meglio di quello degli altri.
Governare significa proprio questo: guardare all’interesse collettivo del Paese e non all’interesse dei singoli, facendo le cose che migliorino il primo e danneggino il meno possibile il secondo.
Ma solo quando è possibile: altrimenti deve vincere il Paese.
Cosa mi auguro per il 2020?
Che chi vale abbia spazio e chi non vale venga rieducato.
Alla civile convivenza e alla cultura… della cultura!

Mauro

 

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