La dura vita dello youtuber!

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In questo fine settimana appena passato, mi è capitato di accompagnare mio figlio, di quasi 11 anni, ad un evento organizzato da un centro commerciale della mia zona in cui sarebbero stati ospiti due youtuber siciliani, nemmeno troppo famosi, anche se con un seguito di 1,2/1,5 mln di iscritti ai loro canali…

La loro presenza prevedeva una lunga intervista pubblica (sabato) e per il giorno dopo (domenica), una sfida alla PS4 in cui i due si sarebbero scontrati attraverso un gioco di azione molto famoso attualmente.

Il mio approccio alla cosa è stato volutamente di natura quanto più “laica” possibile.

Non ho voluto essere quel genitore che criticava a prescindere l’interesse del figlio per questi due soggetti, che da molti verrebbero identificati come “due nullafacenti di lusso”.

Ho voluto, invece, analizzare il fenomeno comunicativo in quanto tale.

A domanda specifica, entrambi gli youtuber hanno risposto che la loro attività è cominciata nella più classica delle maniere in cui cominciano molte delle cose che facciamo: per gioco e per passione ma che, poi, si è trasformata in lavoro vero.

Fino a impegnarli, a volte, per più di otto ore al giorno tra realizzazione e montaggio-video.

I loro primi video erano basati sul mostrare sé stessi impegnati in qualche videogioco in voga e per il quale facevano conoscere i “trucchi di gioco” e le modalità di avanzamento rispetto ai traguardi proposti dal gioco stesso.

Più recentemente, ma ormai da qualche tempo, i loro video attengono a delle parodie, più o meno divertenti, di canzoni famose, con la creazione di sitcom di vita quotidiana, rapporti con l’altro sesso o con i genitori, etc., in cui la canzone parodiata diviene colonna sonora.

Entrambi sono tra i 22 e i 24 anni di età (quindi nemmeno così piccini…). Lo fanno da 7/8 anni.

Posso garantire che il pubblico intervenuto all'evento era davvero numeroso e di età media tra gli 8 e i 15 anni (genitori a parte, i quali, poverini, sono stati costretti a “sorbirsi” l’incontro per la necessità di accompagnarvi i figli…). E i nostri “eroi” erano osannati alla stregua di due attori da oscar…

Ho cominciato a capire che YouTube, come altri mezzi similari, è da considerarsi alla stregua della TV o della radio nel secolo scorso e che anziché stigmatizzato va compreso: a quei tempi TV e radio erano gli unici mezzi attraverso i quali, chi avesse avuto la verve da attore o da narratore, piuttosto che da “semplice” conduttore, poteva sperare di arrivare ad un grande pubblico e guadagnarne economicamente, mettendo a frutto il proprio talento artistico.

YouTube è lo stesso nel principio ma alla portata di tutti.

Tutti possono permettersi, anche se con pochi mezzi a disposizione, di veicolare il proprio messaggio e sperare che attiri seguaci (iscritti).

Alla stregua di TV e radio, se sei bravo e qualcuno decide di seguirti, YouTube ti pagherà oltre un certo numero di iscritti e di visualizzazioni ottenute dai video che poni in rete.

Anche alla radio e alla TV abbiamo visto passare di tutto ma poi l’ascoltatore decideva a chi attribuire il successo, relegando al ruolo di “meteora” chi sarebbe scomparso da lì a poco.

Con la differenza che arrivare in TV o alla radio non era per tutti.

Ora, questi due youtuber, guadagnano un bel po’ di soldini e per loro è diventato un mestiere anche se non abbandonano il “piano B”, nell'eventualità che qualcosa dovesse andare storto: sono entrambi studenti universitari e ci tengono a conseguire una laurea che gli permetterebbe una diversa collocazione professionale in alternativa o a seguito della fine dei successi ottenuti su YouTube…

Questo deve farci riflettere.

Abbiamo mai criticato qualcuno che avesse voluto fare l’attore o il cantante in modalità “classica”?

Qualcuno sì, molti no.

Probabilmente i genitori di questi speranzosi talenti hanno spinto affinché, in caso di mancato successo, avessero pur sempre “un pezzo di carta” in mano (diploma un tempo, oggi certamente laurea…) che a prescindere da tutto avesse potuto garantirgli qualche chances nella vita “comune”, ma è certo che molti di essi non abbiano stroncato sul nascere l’aspirazione artistica dei loro ragazzi.

Qui è lo stesso.

Ma come tutti i fenomeni nuovi spaventa e inquieta il pubblico non avvezzo ai nuovi media.

C’è da dire che rispetto a chi si candidava per la TV e la radio di un tempo, questi non studiano nulla per fare ciò che fanno e questo non è certo un pregio… Vanno a istinto, ad intuito...

Ecco che la qualità di quello che si vede è spesso scadente, generando degli emuli che, in preda al messaggio che anche loro possano guadagnare in maniera facile, generano contenuti ancora più scadenti degli emulati.

Nella vita il talento può essere innato o indotto, ma sarà pur sempre il mercato a decidere chi è bravo davvero...

L’errore sarebbe pensare che tutti possano avere successo alla radio o alla TV, come su YouTube: sarebbe come pensare di far praticare calcio al proprio figlio al fine di farne un Messi a tutti i costi.

Uno su mille ce la fa… Ma provarci male non fa… Solo se non diventa ossessione però!

Starò a vedere...

Mauro

 

 

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