Interventista o attendista? Tutto fa brodo purché non ti fermi! Vuoi fare tutto tu?

image_pdfimage_print

Vedo tante realtà imprenditoriali nelle quali nascono idee e progetti che, in oltre il 90% dei casi, non vedono mai la concreta realizzazione e nemmeno l’avvio.
Molti dei quali sono anche decisamente sensati e non necessariamente strampalati o figli dell’improvvisazione.
Se per i progetti e le idee che presuppongono investimenti più o meno onerosi (a qualunque titolo: tempo, soldi, energie, …) risulta comprensibile un certo tentennamento alla realizzazione, tale per cui, poi, si possa decidere di non far proprio nulla, non comprendo le esitazioni rispetto a idee e iniziative che nella peggiore delle ipotesi potrebbero semplicemente non portar nulla e risultare ininfluenti mentre, nella migliore delle ipotesi, potrebbero portare soltanto fatturato aggiuntivo: ciò a fronte del fatto che esse sono spesso a costo pressoché vicino allo zero.
Parlo di iniziative come la messa in atto di pagine dedicate sul sito web aziendale, azioni di contatto mirate, anche banalmente a mezzo email (quando, per esempio, risulta utile contattare associazioni di categoria o albi professionali vari…), piuttosto che azioni di creazione di promo commerciali basate su “operazioni fedeltà” (il cui costo è sempre paragonabile a zero, stante che induci un cliente a ricomprare - sebbene con lo sconto - un qualcosa che magari non avrebbe comprato o ricomprato a breve e probabilmente non da te…).
In genere, includo anche tutto ciò che attiene alla comunicazione a mezzo web.

Personalmente sono un interventista.
Non mi piacciono le “riunioni fiume” in cui ci si spertica a farsi notare dagli astanti come colui competente a tutti i costi su qualunque argomento e per questo arrabattarsi con inutili analisi di convenienza, fattibilità e presunte rese…
Ci sono cose che vanno fatte. Punto.
E vanno fatte subito, perché è l’unico modo per capire se si è sulla giusta strada.
Ribadisco: ciò vale quando non si tratta di iniziative onerose che non presuppongano stravolgimenti aziendali.
E invece vivo quotidianamente un atteggiamento di paralisi a dir poco imbarazzante.
Molti imprenditori sono portati alla troppa analisi prima dell’azione.
Intendiamoci: non sono affatto fautore delle cose fatte “alla ca@@o di cane” o senza pensarci, cosiddette “di pancia”, anzi tutt’altro, ma parto sempre dal presupposto che “la troppa analisi porti alla paralisi”.
Ho imparato che, nel lavoro, è sempre necessario “smuovere le acque” poiché “le acque troppo stagnanti prima o poi puzzano”…

Proprio a fronte di ciò, soffro fisicamente quando vedo realtà che per “fare le cose” perdono mesi in discussioni praticamente inutili quando, intanto, i loro concorrenti corrono…

Esiste anche un altro motivo per cui spesso non si riescono ad avviare idee, progetti ed iniziative, anche se semplici e senza controindicazioni: l’incapacità di delega.
Quando l’imprenditore è convinto del fatto che, in ultima istanza, debba necessariamente fare o rifare tutto lui, ecco che i processi rischiano di paralizzarsi.
Una delle caratteristiche di un imprenditore vero è proprio quella di saper delegare le persone adeguate a compiti che possono essere demandati a terzi e che se ne possano occupare in maniera specifica come proprio compito precipuo.
Ci sono quelli che, invece, devono metter bocca e mani su tutto e non avendo concretamente lo spazio temporale e fisico per farlo, lasciano che le cose “sedimentino a vanvera”.
La capacità di delega è una delle caratteristiche essenziali di imprenditori e managers in qualunque ambito lavorativo, dal privato al pubblico.
Non si cresce e non si performa se non con una reale capacità di delega.
Ciò non significa non conoscere i processi delegati o quello che accade all’interno di essi e tra le persone che se ne occupano, ma essere capaci di coordinarli senza necessariamente conoscere i dettagli di tutto ciò che può essere oggetto di attenzione da parte di persone specificamente collocate allo scopo.
Del resto “delega” significa pure “fiducia” e “gratificazione” per chi oggetto di delega e questo non può far altro che migliorare anche lo spirito aziendale.
Saper delegare significa creare i presupposti per un corretto concetto di “squadra”, oltre ad accelerare i processi e le decisionalità che li sovraintendono.
Volendo renderlo con una frase semplice: saper delegare equivale a saper comandare (delega vera e non solo quella per evitare scocciature...).
In fondo, una volta, si diceva: “il manager vero è colui che conosce sempre meno cose di sempre più cose”.

Mauro

image_pdfimage_print

Lascia un commento