Il manager: questo sconosciuto! Spunti di riflessione…

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Tanti credono di esserlo, pochi lo sono davvero!

Per molti ma non per tutti, trattasi di figura sconosciuta... Soprattutto per alcuni "bellimbusti" che credono di esserlo solo perché gli hanno detto un giorno di gestire delle persone: c'è una bella differenza tra comandare un gruppo ed esserne il vero leader.

Chi è davvero il manager?

Domanda, definibile come da luogo comune, "da un milione di dollari"... Infatti ci troviamo di fronte ad una delle definizioni più complesse dell'attuale mondo del lavoro (e non solo)... Purtroppo molti non lo capiscono davvero.

E' una figura che detiene una grande capacità di ascolto e analisi: ciò significa che riesce a trarre le corrette conclusioni e idee da un interlocuzione con le persone che lo circondano nell'ambito lavorativo, ma non necessariamente solo da quello.

E' certamente una persona di cultura: non per forza la cultura del "pezzo di carta" (n.d.r.: laurea... Il diploma è ormai traguardo culturale scontato e come tale diamo per assodato che un manager debba averlo...) ma intesa come quella capacità mentale che porta il soggetto ad una visione ampia degli scenari che gli si presentano.

La cultura che intendiamo in questo contesto ha molto a che fare con il rispetto per le opinioni altrui e ciò viene alimentato da continue analisi della propria personalità e dei propri errori, non sentendosi MAI i detentori della verità assoluta. Per fare ciò ci vuole molta cultura!

E già qui casca l'asino: fare il manager significa avere quella lungimiranza (che solo una cultura aperta riesce a dare) che lo porta a vedere il "dietro le quinte" di ogni discorso, capendone le paure, le ansie, le motivazioni che animano l'interlocutore.

Facile fuggire da discorsi scomodi "stroncando" l'interlocutore (specie se lavorativamente subordinato) con frasi del tipo "è così perché lo dico io" o similari... Trattasi di sintomi di incapacità latente ad affrontare un vero dibattito serio.

Ognuno di noi dice sempre una parte di quello che pensa davvero ed il manager deve essere capace di andare oltre...

E' una persona che riesce a gestire le pressioni che in un contesto lavorativo devono esistere. Che sa lavorare sotto stress senza perdere "la bussola".

E' colui che non offende il subordinato solo perché non sa rispondergli, con atteggiamenti del tipo "non hai capito niente!"

E' competente della materia affidatagli ma sa interpretare le necessità e i bisogni di chi non è competente come lui nel suo gruppo, riuscendo ad incidere in maniera fondamentale nella crescita professionale/umana delle persone affidategli.

E' colui il quale riesce sempre ad argomentare gli appunti e le correzioni finalizzate ad una giusta visione delle cose ai propri collaboratori: non se ne esce incazzandosi e basta.

Argomentare significa motivare le proprie convinzioni e instillare nell'interlocutore la concreta possibilità che la propria visione va quantomeno valutata con attenzione affinché ci si renda conto da soli che forse la strada è diversa.

E' una persona in grado di ammettere gli errori: non è un superman e può certamente sbagliare ma sa avere la capacità di quella sana umiltà per cui sappia dire "ho sbagliato" senza per questo sentirsi venir meno agli occhi dei collaboratori e/o delle persone affidate alla sua gestione. Verrà apprezzato per questo.

E' un confessore: ognuno di noi ha bisogno di confrontarsi, anche duramente, sul lavoro con un'entità superiore; ciò non deve mai portarlo a personalizzare il contenzioso con le persone del suo gruppo.

Nel lavoro si cercano soddisfazioni non solo economiche e quindi, a volte, bisogna saper dare il consiglio giusto, spogliandosi del ruolo di "capo a tutti i costi" lasciando spazio all'aspetto umano... Rassicurando e ascoltando, ascoltando e rispondendo con completezza ed i giusti argomenti.

E se il manager non ha la risposta giusta al momento? Rimanda ad un approfondimento senza "arronzare" le persone con mal riposta autorità: essa genera sempre dei "mostri".

Autorevolezza non è autorità (che in fondo tutti noi accettiamo poco...); è come dire che leader è meglio di capo.

Sa dare una "pacca sulla spalla" quando necessario (e qui torniamo alla cultura... deve capire quando necessario...) e sa complimentarsi senza pensare che il complimento sia fine a se stesso o inutile... Non si vive di solo pane!

C'è chi pensa che dire "scusa", "ho sbagliato", "complimenti" siano parole che facciano perdere il prestigio del manager, come se "scendesse dal piedistallo" (che mai c'è stato) su cui l'hanno posto... Mi ricorda tanto Fonzie di Happy Days che non riusciva a dire "scusa"... ma quello era solo un divertente telefilm americano anni '50.

E' tutto ciò e molto altro.

E' un ruolo difficile ed è per questo che molto lo si sentono ma pochi lo sono davvero.

Caso strano: quando incontri un manager vero te ne accorgi, così come ti accorgi quando incontri "un capo stronzo"!

Buon 2015.

3 Comments
  1. Condivido le tue riflessioni, però Marchionne (un grande manager con una visione davvero globale) mi pare non aderisca del tutto al modello da te prospettato!!! Ovvero non tutto quello che dice il manager deve necessariamente essere condiviso dai lavoratori, perché gli basta il consenso del cda, purtroppo o per fortuna (decidi tu)….

    • Certo… ma io non parlavo di top manager (o di amministratori delegati…) ma del manager “dietro l’angolo” quello che gestisce la squadretta dei venditori e/o dei collaboratori in un’azienda… Colui il quale deve avere qualità umane, culturali, professionali, gestionali “particolari” in quanto ha a che fare con soggetti a partita iva (i collaboratori appunto) che non ricevono uno stipendio per fare ciò che devono fare e non sono obbligati a farlo con lui…

      • Prendo spunto dal commento di Giuseppe per aggiungere che, paradossalmente, è più facile fare ciò che fa uno come Marchionne con i propri collaboratori, su cui ha potere assoluto (quasi di vita o di morte, soprattutto in funzione di quanto guadagnano i membri del suo staff diretto, proprio per i rischi che corrono in tal senso… ) e in funzione dei poteri attribuitigli dai soci, che quello che deve saper fare il manager “dietro l’angolo” per mantenersi una squadra che deve portargli reddito (gente a partita iva e non soggetti a stipendio: argomento già esplicitato in risposta precedente). È chiaro, però, che per arrivare a fare il “Marchionne” devi aver superato anche questa esperienza ed avere avuto successo. Non si nasce “Marchionne” ma lo si diventa superando i vari profili del manager, da quelli più “dietro l’angolo” in poi… E non è comunque detto che pur facendo bene i profili “precedenti” sia certo che si arrivi mai ai profili “successivi”… Per questo bisognerebbe aprire tutt’altro discorso… Parlo di competenze, capacità,… ma anche di fortuna (essere nel posto giusto nel momento giusto… E credetemi se dico che non è sempre frutto di proprie capacità e lungimiranza…) ed essendo in Italia anche di che schieramento sei e a chi puoi fare comodo con il tuo operato. Discorso lungo ma anche diverso dal tema qui trattato.

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