I guru del latte.

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Negli ultimi tempi mi capita spesso di imbattermi in post sui social di presunti esperti di marketing, vendite, comunicazioni, finanza, etc..

Persone che oscillano in un’età media tra i 20 e 25 anni.

Ora, io capisco che in un momento di difficoltà economica per molti giovani, si cerchi di inventarsi qualunque cosa per sbarcare il lunario, ma assistere ai video di qualche “sbarbatello” che ti vorrebbe insegnare come si diventa ricchi o come si dominano i segreti della comunicazione e della vendita, lo trovo onestamente quasi blasfemo.

Quasi sempre sono finalizzati a indurti ad iscriverti a qualche corso online a pagamento, dal costo più o meno esoso.

A casa mia, quando volevi dire che qualcuno era ancora troppo giovane per fare o capire un qualcosa, usavi dire “fai ancora fetu ‘i latte”.

Tradotto, stava a significare “fai ancora puzza di latte”, volendo indicare di essere così piccino come quei bimbi che sanno ancora di latte materno…

La vendita, il marketing, la comunicazione, attengono certamente anche a studio “letterario” sui “sacri testi” ma soprattutto ad esperienze maturate sul campo, fatte di prove, errori, pugni nei denti e maturazione professionale.

Cosa può saperne di tutto ciò uno che ha appena finito gli studi e che si cimenta nel mondo del lavoro da qualche mese o da un paio d’anni?

Il momento economico disperato che stiamo attraversando da troppo tempo - ben prima della pandemia che ha aggravato esponenzialmente il tutto - porta ad attaccarsi a qualunque cosa possa sembrare potenziale rimedio, comportando che si tenda a credere a chiunque ti dica di avere la soluzione in tasca.

Purtroppo così non è.

Io che bazzico da appena 28 anni il settore delle vendite e della comunicazione, finalizzata al marketing e alla consulenza commerciale - con la consapevolezza che c’è sempre tanto da imparare e che l’errore è perennemente dietro l’angolo - mi stupisco di come questi fantomatici “guru” possano avere il coraggio di “spacciarsi” come consulenti “definitivi” per problemi del genere.

O sono troppo umile io (non credo…) o sono troppo spregiudicati loro.

Sta di fatto che quando devi spendere dei soldi per farti supportare da un professionista al fine di risollevare le sorti della tua attività, sarebbe buona norma fare qualche considerazione di logico e ragionevole buon senso.

Se voglio davvero apprendere qualcosa di utile alla mia attività le cose sono due:

  1. Mi iscrivo a corsi i cui relatori siano persone di chiara e specchiata competenza in merito al settore trattato e che abbiano un bagaglio di esperienze adeguate ai fini di potermi davvero insegnare qualcosa. Ma ciò comporta, poi, che l’applicazione pratica di quegli insegnamenti resti a mio carico. Cioè, dovrò essere io a pormi in prima persona nel mettere in atto gli insegnamenti ricevuti. Cosa non sempre fattibile, in quanto un imprenditore fa solitamente un altro mestiere, che non è quello di occuparsi in prima persona di alcuni aspetti commerciali specifici.
  2. Mi affido a consulenti esterni, padroni della materia, che possano agire - su specifica delega - per fare quello che sanno fare meglio, senza distogliermi dai miei impegni consueti e dal mio lavoro di imprenditore.

Grazie a Dio l’esperienza non si inventa…

Mauro

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