Fallo! La resistenza al cambiamento. Quanto è o quanto sei utile davvero?

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Oggi, conversando con un amico, ho riflettuto su quanto spesso ci facciamo del male da soli senza rendercene assolutamente conto.
Mi sono accorto che le persone non ascoltano.
O meglio, ascoltano solo quel tanto che basta per formulare una loro risposta in antitesi a quello che dici o per giustificare e legittimare i propri sbagli.
Nell'affannosa ricerca di far passare per buono quello che dicono e che fanno, anche quando questo risulti palesemente sbagliato.
Ed a questo scopo l’importante non è analizzare concretamente quello che ascolti ma ascoltarne solo quello che ti conviene per articolare una pronta risposta, che, quasi sempre, nasce per contrasto a prescindere.
E’ un po’ la natura dei nostri tempi: ci si oppone per il gusto di opporsi e non perché si sia analizzato davvero quello che si ascolta, in quanto l’individualismo selvaggio predomina anche in contesti che di sfidante possono avere poco.
Se vedi che una strada è perdente sarebbe quantomeno il caso di metterla in discussione; non per una variazione a priori ma per una corretta e doverosa analisi “in corso d’opera”.
Non è poi detto che non si possa/debba ritornare sulla stessa strada che si stava percorrendo, ma almeno con la precisa cognizione che si sono realmente esaminate tutte le possibili alternative e gli eventuali aggiustamenti, nonché gli errori compiuti.
Parto dal presupposto che sono sempre stato un interventista e un pro-attivo, votato al “fare” sempre e comunque, mai attendista, ma anche laddove si sia estremamente più “passisti” bisognerebbe avere il coraggio di evitare di innamorarsi troppo di quello che si dice e che si fa.
Se hai un progetto fallo, ma sii sempre coscientemente in grado di essere ragionevolmente obiettivo: bisogna avere la capacità di saper guardare le cose “dall'esterno” e valutarle per quelle che sono, come se non fossero le nostre (a cui, magari, ci siamo troppo innamorati…) ma con quello spirito critico che ci permette di non trascurare gli errori e vedere il migliorabile.
In tutto questo è determinante ciò che ognuno di noi ha intrinsecamente installato (nel nostro cervello primordiale) nella sua psiche personale: la resistenza al cambiamento.
E’ sempre molto difficile uscire dalla propria zona di comfort se ciò comporta una spesa di energie per cambiare o imparare o agire in maniera diversa dal solito.
Ed ecco che se trovi l’amico che, con uno sguardo più scevro da coinvolgimenti diretti, ti rivolge un’opinione diversa su quello che stai facendo, l’importante sembra diventare il dimostrargli che sei comunque nel giusto…
Un antico proverbio dice: “ascolta i consigli di tutti ma il tuo non lo mollare mai!”.
E’ l’essenza di quello che sto affermando: ascolta per analizzare/capire non per rispondere!

Per fare progetti e avere la capacità di realizzarli bisogna avere la giusta autostima ma bisogna anche essere consci di quanto sia utile quello che fai e quanto sia utile TU in quello che fai.
E soprattutto se sia giusto il modo in cui lo fai.
In contesti sfidanti (ma anche no) la capacità è quella di saper agire sotto stress e saper cambiare direzione in corso d’opera.
Non è la rigidezza che paga ma la flessibilità mentale.
Ecco perché dico che ci sono persone che si sopravvalutano senza accorgersene.
Sono quelle stesse persone che poi diranno “sono stato sfortunato” se il progetto non decolla e che mai si chiederanno “ma quanto ho inciso io in questo insuccesso?!?”.

Sappiamo tutti che vivere e lavorare come entità singole non può comportare gli stessi vantaggi del confronto con gli altri.
“Si può fare meglio?” e non “E’ così punto e basta!”.
E allora “Fallo”, ma sii pronto a cambiare e chiediti frequentemente se serve davvero!

Mauro

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