Due son le cose che piacciono a me…

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Parafrasando un antico motivetto, dico che sono due i punti di riferimento FISSI che dovrebbero fare da bussola per chiunque e in qualunque circostanza di vita e non solo di lavoro:

  1. OBIETTIVI
  2. PRIORITÀ

Quando TUTTE le tue azioni arriveranno ad essere animate, sempre e comunque, da questi due “fari” ti accorgerai del significato delle cose e della loro importanza.
Vedo decine di persone che conosco, fare le cose per “pura esigenza di fare” ma con una visione praticamente assente delle due “colonne portanti dell’azione”.

Se non capisci perché davvero fai le cose, come puoi pensare di comprendere le priorità delle fasi di quelle stesse cose?
In un processo di vita o lavorativo ci sono cose che divengono più urgenti di altre se hai chiaro l’obiettivo finale (non quelli intermedi che sono figli e fasi di quello finale).
Anche le altre cose hanno la loro importanza ma, in una classifica “ragionata”, non stanno ai primi posti.
Vanno fatte anch’esse ma possono aspettare rispetto alle prime.
Certo, anche identificare le priorità può diventare arduo per chi non è abituato a ragionare secondo questi schemi ma, ribadisco, identificare davvero il VERO obiettivo delle cose aiuta ed anche tanto.
Purtroppo, in molti uffici, trovo persone che non avendo alcuna visione (o alcun interesse) a questo fine, lavorano come i muli alla macina: girano sempre intorno allo stesso sasso.
Il problema è che, pur non rendendosene conto, fanno male anche a se stessi: si spengono ogni giorno di più e perdono mordente.

Se non vedi l’obiettivo ultimo per cui fai le cose, non potrai mai “apprezzarti” all’interno del processo: non potrai mai avere la cognizione di quanto importante tu possa essere davvero in quel medesimo processo (e del resto lo devi essere per forza, sennò non lo farebbero a te e a nessun’altro, se fosse un processo che non serva a nulla…).

Certamente dovrebbe essere la peculiarità di ogni buon capo, quella di avere in dote i due “fari in testa” ma, spesso non è affatto così.
E assisti a capi che sono spenti come una lampadina fulminata e fanno spegnere anche quei collaboratori che avrebbero di che agire…

Che lavoro pensi di poter organizzare, gestire, delegare se non sai nemmeno tu che obiettivi e che priorità devi darti?
Mi rendo conto che, un discorso fatto senza entrare in merito a fatti concreti, possa sembrare filosofia ma se ci si pensa bene ci si accorge che vale per tutte le cose della vita, senza bisogno di entrare nel merito specifico.
Se vuoi conquistare una donna, hai chiaro in testa l’obiettivo e sai cosa devi fare prima e dopo: telefonate, messaggi, inviti, cinema, viaggio, brillocco, e poi, … a seconda dei soggetti e della capienza della tasca.
Inoltre, sai come presentare la tua immagine e la tua persona, che sarà, certamente, la cosa più lontana possibile da apatia e fiacca.
Quando vai a fare un colloquio di lavoro conosci l’obiettivo e sai le priorità: “venderti” bene e presentarti al meglio…
Ora, questi sono solo esempi banali ma chiariscono il concetto.

È anche vero, però, che poco si farebbe se un capo non sapesse riconoscere competenze, attribuirne i meriti ai suoi possessori e provvedere alle giuste gratificazioni.
In una parola, ci troveremmo di fronte ad un capo incapace di visione.
Sarebbe la prima motivazione per la quale le persone che lo collaborano, avrebbero serie difficoltà ad identificare obiettivi e priorità.
Perché il primo sarebbe lui a non saperlo fare.
 
Mauro
 

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