Datemi una leva e vi solleverò il mondo!

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Apparentemente tutti lavoriamo per i soldi, per guadagnare del denaro.
Di fatto è la motivazione cosciente che sembra animarci ogni mattina.
Quella che, pur essendo la più banale e scontata, mettiamo avanti a domanda diretta.
In effetti non è affatto così e ognuno di noi, nel proprio intimo, lo sa perfettamente.
Ma sono dichiarazioni che non vuoi mai fare perché non vuoi dichiarare del tutto la tua indole, le tue ambizioni vere.
Si lavora per prestigio, per attestare il proprio status quo, la propria autorevolezza e competenza, per ambizione di comando, per il piacere del servizio reso alla tua collettività di riferimento, perché ci si sente utili, …
In tutto questo il denaro non è mai un fine ma un mezzo.
Non potremmo fare il lavoro che facciamo se non ne avessimo un adeguato contraccambio economico ma in fondo lo facciamo per altro… Ben altro.
Non si spiegherebbe come mai già negli anni ’50 del secolo scorso un grande uomo come Luigi Einaudi scriveva:

… Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propia azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.”


Parlava soprattutto degli imprenditori ma è un ragionamento che può estendersi a varie categorie lavorative, pure a quella degli agenti di commercio.
La motivazione che anima ognuno di noi è la leva più forte che possa esistere.
Soprattutto quando non fai un lavoro impiegatizio a “stipendio fisso”.
Dovrebbe valere anche in quel caso ma, spesso, vengono a mancare le condizioni per cui si possa concretamente manifestare.
È il caso, ad esempio, dell’impiego pubblico, in cui una costante e crescente campagna denigratoria a danno della categoria comporta una progressiva perdita di orgoglio e motivazioni verso quel lavoro (sebbene, poi, invidiato da molti, spesso da quegli stessi che lo criticano…) e un proporzionale disamoramento che comporta la creazione di ancora più inefficienze, che sono proprio quelle che si vorrebbero combattere.
Un po’ il cane che si morde la coda.
È vero che nel pubblico impiego ci sono ampie sacche di incompetenza, incapacità, irresponsabilità, inefficienza ma è anche vero che molti sono quelli competenti, efficienti e responsabili.
Ma continuando a parlare male del comparto non si fa altro che “appiattire” la volontà anche di quest’ultimi.
Quando dai in pasto all’opinione pubblica la possibilità di “avere un nemico da massacrare” non puoi, poi, credere che con qualche interventino sull’eventuale assenteismo, o poco più, riconquisti la percezione di rispetto della gente verso il comparto pubblico o lo rendi più efficiente.
Ormai il danno lo hai fatto.
E siccome in una nazione civile la pubblica amministrazione è una spesa necessaria e non superflua, succede che essa diventi il capro espiatorio di un certo tipo di politica demagogica anche quando le colpe sarebbero da ricercare altrove.
Sta di fatto che “spegnere” orgoglio e motivazioni sono le principali cause di inefficienza.
E se avviene ove hai lo stipendio "sicuro" figurati se non avviene nel lavoro autonomo o imprenditoriale.
Ecco perché chi gestisce reti vendita deve imparare, da subito, quali sono le giuste leve da azionare con ogni singola entità della rete.
Mi sono trovato spesso, nel tempo, ad incarnare vari profili nel medesimo ruolo di manager di rete.
Dal confessore all’educatore, al formatore.
Se vuoi diventare elemento di riferimento per la tua rete devi saperla motivare ma anche starle vicino quando è più giù.
Ogni soggetto è una storia a sé e capirne le ambizioni e le motivazioni vere porta a stimolare al meglio la ricerca del suo successo lavorativo e non solo.
Così come comporta un’efficienza ed una resa che sono utili, in contemporanea, a lui e all’azienda.
Bisogna imparare a parlare e saper ascoltare le proprie risorse e non è importante soltanto il saperle “comandare”.
Gestire è diverso. Fare il manager è diverso. Farlo bene è diverso.
Stare vicini alla rete attiene alla condivisione anche degli stati d’animo.
E le motivazioni, nei frangenti difficili, sono determinanti per continuare anche dopo qualche insuccesso.
È l’unica vera leva che bisogna azionare, dopo aver davvero imparato ad ascoltare/parlare con i propri uomini: quella leva che riesce certamente a smuovere il mondo… La motivazione del fare.

“Voler fare” è il primo passo per “fare” ma quest’ultimo è il primo passo per fare bene, per “saper fare”.

Vale in ogni contesto, anche nei "normali" uffici quando gestisci risorse, pure impiegatizie.

Mauro

 

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