Anche quest’anno è già Natale…

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Ogni qualvolta entriamo nel mese di Dicembre mi trovo coinvolto in mille sentimenti diversi.
Forse perché ho ancora il maledetto vizio di pensare…
E quando pensi ragioni e spesso ragionando ti accorgi di tante, troppe cose, che non vedi durante l’anno.
Mi accorgo che nonostante tutto sono fortunato, con tutti i miei mille problemi e con tutte le ansie che essi comportano.
Sono fortunato anche perché Iddio mi ha dato la fortuna di diventare padre con tutto ciò che questo significa in termini di onori ma anche di tanti oneri.
Chissà se fossi nato altrove, anziché in questo Paese, se avessi potuto davvero dire lo stesso…
Ci sono luoghi in cui pure avere un figlio diventa grave, perché sai che non potrai dargli nulla e non è detto che sopravviva.
Penso a quanti passeranno questo Natale senza nessuno e senza niente.
Non è retorica ma l’onestà di pensare che forse potremmo fare di più e meglio.
Natale è una ricorrenza strana.
Sembra una bella festa ed in effetti lo è, ma non per tutti.
E’ quella festa che se hai poco, ma poco davvero, è la festa del più grande sconforto che esista.
Perché mentre si vorrebbe essere felici, almeno in quei giorni, ti accorgi che non riesci ad esserlo davvero.
Penso a chi anziano vorrebbe ritrovare la famiglia e non sempre riesce a farlo.
E a chi ha litigato con i figli che hanno litigato con i padri.
Non sento più il Natale come un tempo.
E non lo sento perché lo abbiamo mostruosamente trasformato: in peggio.
Io per primo.
Ricordo quando riuscivamo a riunirci a casa con tutti i familiari (almeno quelli con cui si andava più d’accordo…) e si giocava, si rideva e per qualche giorno si faceva finta che tutto andasse bene e che fossimo davvero più buoni.
Alla fine si era solo pedine di una tradizione che imponeva la messa della vigilia, i regali, qualche panettone, lo spumante e un bel po’ di pietanze da consumare in compagnia.
Oggi è divenuto difficile anche fare finta.
E onestamente non voglio più farlo.
Non è più la festa che vorrei.
Vorrei che la gente non si scannasse tutto l’anno per poi fare finta di volersi bene.
Vorrei che le persone venissero considerate come tali e non solo come consumatori di comodo.
Vorrei che nessuno potesse reputarsi superiore all'altro solo per diritto di nascita e di luogo.
Chi ci dà la convinzione che essere nati in Occidente significhi in automatico essere nel giusto?
Anche i popoli di matrice araba, che tanto ci spaventano, hanno contribuito non poco alla nostra evoluzione e alla nostra civiltà.
Abbiamo dimenticato che se siamo quello che siamo è anche perché abbiamo conosciuto tante dominazioni e da ognuna abbiamo imparato qualcosa.
Anche e soprattutto dagli Arabi.
Popolo dalla tradizione millenaria da cui abbiamo ereditato financo il sistema numerico decimale.
Poi qualcuno ci ha convinto che noi eravamo i giusti e gli altri no.
Sembra quello che è  successo in Sicilia e ai siciliani quando sono stati colonizzati dal Regno di Piemonte…
Alla fine ci hanno convinto che eravamo tutti brutti, sporchi e cattivi.
E’ facile imporre la storia quando sei tu a scriverla.
In ogni popolo esiste la gente perbene e la gente permale.
Chi ci autorizza a dire che la stragrande maggioranza degli “altri” è permale?
Penso a tutti coloro i quali nella speranza di un futuro migliore hanno cominciato a volere bene a questo Paese e nonostante tutto sono in mezzo alla strada.
Credevano di trovare un futuro e quando gli è andata bene hanno trovato un lavoro in nero.
Che Natale è quello per cui spenderemo milioni di euro per abbuffarci se qualcuno muore di fame?
Ma dirlo non fa chic.
Non è Natale quello per cui per farsi ragione bisogna urlare.
E troppo spesso capita a chi ha l’onere e l’onore di guidarci… O almeno quello dovrebbe fare.
Quando vedo i bimbi morire sto male.
Ma non perché sono più buono di altri, forse sono tra i peggiori, ma solo perché penso che non hanno colpa.
Non hanno colpa se non hanno potuto giocare al calduccio della loro dimora con l’ultima versione della PlayStation.
Diamo troppo per scontato.
E c’è sempre qualcuno che fa i conti in tasca a qualcun altro.
La soglia di povertà assoluta è 780 euro: lo dice l’ISTAT.
Peccato che a farne proclama sia chi guadagna molto, ma molto di più.
Vorrei capire come si campa con quelle cifre.
Vivere, non sopravvivere, significa anche poter avere il piacere e la possibilità di un regalo, di farlo come di riceverlo.
Non sono buonista ma mi si stringe il cuore quando penso che chi sta male non avrà altra speranza che quella di continuare a stare male.
Ci hanno ingannato e non ce ne siamo ancora accorti.
Vorrei che per una volta potesse essere ancora Natale.
E potrà avvenire solo se il nero potrà sedere alla tavola del bianco senza per questo incutere timori inutili e strumentalmente instillati; che il nero non debba pensare che quel bianco gli stia facendo solo elemosina ma in fondo non lo rispetta affatto.
Integrare non significa dire a tutti no o a tutti sì, significa accettare l’altro senza che questi debba pretendere che io stravolga la mia cultura, ma significa anche essere pronti ad ascoltare.
Ascoltare chi sta male.
Se stai male è più facile divenire cattivo.
A volte non lo fai nemmeno perché sei cattivo dentro ma perché in un istinto darwiniano devi sopravvivere.
Per capire dovremmo provare e solo allora potremmo parlarne.
Ma chi non sa fare insegna.
Che Natale vorrei?
Un Natale in cui possa sentirmi voluto davvero bene e possa davvero voler bene.
E vorrei che tutti potessero averlo così.
Sarebbe il più grande regalo del mondo.

Mauro

 

 

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